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Dissent Magazine

Libri


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Le donne del Dalai Lama


Francesca Giorgi

Quando fra i regali di Natale scopri un libro del Dalai Lama intitolato Lettera alle Donne (Rizzoli Editore, 2009, trad. di Elisa Crandina), dopo i ringraziamenti di rito inizi a chiederti cosa possano realmente contenere quelle pagine. Cosa può voler dire, a noi donne occidentali, uno dei principali leader spirituali e politici dell’Oriente? Cosa più di quanto non abbia già detto, e non dica in tutti suoi discorsi pubblici, anche agli uomini?


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Lijia Zhang, l'ex operaia che racconta come cambia la Cina


Maria Elena Viggiano intervista l'autrice di “Socialismo è grande!”

A vederla però Lijia Zhang non sembra avere vissuto esperienze così forti come lavorare in una fabbrica (al cui interno vigevano tutte le regole imposte dal regime comunista) o aver organizzato le manifestazioni studentesche sfociate poi nel massacro di piazza Tienanmen. E’ sorridente e serena, l'autrice di Socialismo è grande! (461 pag., Cooper, 18 euro). Vestita con abiti cinesi risponde alle domande in perfetto inglese, ma anche con un guizzo di vivace curiosità.


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Un'adolescenza cattolica


Claudia Durastanti

Nell’episodio biblico dei discepoli di Emmaus, Gesù appena risorto incontra due viandanti che non lo riconoscono e si trattiene a cena con loro, apprendendo la storia della propria morte e resurrezione. Dopo aver spezzato il pane Gesù sparisce e i discepoli restano lì a chiedersi come mai non abbiano capito prima che si trattava di lui. Nonostante ne dia il titolo, l’episodio di Emmaus non è centrale per l’ultimo libro di Alessandro Baricco (Emmaus, Feltrinelli, 144 pp, 13 euro). Semplicemente, si incastra nella storia dell’adolescenza, dimessa e a tratti furiosa, dei quattro protagonisti del romanzo, che hanno “sedici o diciassette anni - ma senza saperlo veramente”.


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Un Satyricon italiano


Daniele Castellani Perelli

Una festa comica e drammatica, specchio dell'Italia contemporanea. E' quella che muove le gesta, eroiche o vigliacche, dei personaggi dell'ultimo romanzo di Niccolò Ammaniti (Che la festa cominci, Einaudi 2009, pp. 332, euro 18). E' quella che organizza in una Villa Ada immaginaria il palazzinaro Sasà Chiatti. Lì si incrociano le vite di un gruppo di goffi e sfigati aspiranti satanisti, le Belve di Abaddon, dell'affermato scrittore Fabrizio Ciba e della cantante Larita.


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Che fare? Un “green deal” per l'Europa


Nicola Mirenzi

A dispetto del titolo, il libro di Daniel Cohn-Bendit, Che fare? (Nutrimenti, 139 pp., 12 euro), non ha niente di leniniano. Non solo per il linguaggio del sottotitolo, Trattatello di fantasia politica a uso degli europei, evidentemente estraneo al vocabolario di un rivoluzionario di professione. Ma perché l’anima di Dany le Rouge, come ancora qualcuno s’ostina a chiamarlo in Francia per il suo passato barricadiero, è totalmente anti-dogmatica: «Non c’è niente che mi disgusti di più del volere fare la felicità delle persone contro la loro volontà», scrive.


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“Quasi uguali”: l'immigrazione senza luoghi comuni


Alen Custovic

“Credo sia tecnicamente impossibile raccontare in prima persona ciò che si comunica con gli sguardi, con un gesto, più spesso con i silenzi. O almeno io non so farlo, devo ricorrere alle descrizioni”. E’ una precisazione che Francesco De Filippo sottolinea nel suo volume Quasi uguali. Storie di immigrazione (Mondadori; 10,50 euro). Un libro nel quale il fenomeno dell’immigrazione viene quasi fotografato, affrontato attraverso la riproposizione di testimonianze in presa diretta, sempre vissute, spesso crudeli e mai buoniste. Il volume è una lettura che vale la pena di compiere comprendendo una volta di più la vacuità dei cliché che attorniano il tema.


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La vita ingiusta delle ragazze cecene


Francesca Giorgi

Un paese martoriato da anni di guerra e repressione, un popolo umiliato ma orgoglioso della propria identità e delle proprie tradizioni, un libro per “dare voce a chi ha subito torture, a chi ha sofferto e a chi è stato costretto a scappare”. Susanne Scholl, giornalista austriaca e corrispondente da Mosca per la televisione del suo paese, nel suo libro Ragazze della guerra (Ed. Voland, traduzione di Chiara Marmugi, € 14,00) racconta del viaggio compiuto in Cecenia nel 2006 e dei suoi incontri con le donne cecene. Grazie alle loro testimonianze, quel piccolo angolo di mondo perduto fra le montagne del Caucaso, che molti in Europa conoscono solo per averne sentito parlare nei notiziari, diventa un luogo reale. Di una realtà che forse preferiremmo continuare a ignorare.


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In viaggio con un palestinese


Daniele Castellani Perelli

In Murad Murad (pag. 176, 14,50 euro, Feltrinelli 2009) Suad Amiry, armata di taccuino, decide di seguire il giovane Murad e i suoi amici da Ramallah alla cittadina israeliana di Petah Tikva. Sarà l'occasione per osservare da vicino la vita quotidiana di un gruppo di braccianti palestinesi. Ma man mano che il difficile viaggio si compie, la voce dell'autrice si fa sempre più arrabbiata, e finisce per negare umanità agli «Altri», a «loro», gli israeliani. Così indebolendo un reportage per altri versi decisamente interessante.


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Pamuk e il museo dell'amore perduto


Francesca Giorgi

La vita felice di Kemal Basmacι è la protagonista dell’ultimo romanzo di Orhan Pamuk, Il museo dell’innocenza, edito in Italia da Einaudi (traduzione di Barbara La Rosa Salim, € 24,00). Un libro che è in realtà solo una parte di un progetto molto più ambizioso, cui lo scrittore turco, vincitore del Premio Nobel nel 2006, si è dedicato, sebbene in maniera discontinua, per quasi dieci anni.


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Quel muro nella testa di noi europei


Daniele Castellani Perelli

A vent'anni dalla caduta del muro Matteo Tacconi, giornalista freelance che scrive per diverse testate (tra cui Limes, Europa, East e Resetdoc), ha intrapreso un “viaggio nell'Europa ex-comunista”, per verificare i progressi di questa parte d'Europa ancora colpevolmente sconosciuta a molti europei. Ne è nato C'era una volta il muro (288 pag., Castelvecchi, 2009, 18,50 euro), un libro che racconta l'Est Europa con gli occhi di quella generazione che la cortina di ferro non l'ha mai vista, e Praga, Berlino e Budapest le ha cominciate a conoscere grazie ai voli low cost.


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Hubert Haddad e l'assurdo nelle Palestine


Francesca Giorgi

Attraverso le vicende di un soldato israeliano sfuggito a un gruppo di terroristi e di un ragazzo palestinese assassinato dagli israeliani, lo scrittore franco-tunisino Hubert Haddad porta il lettore a osservare con occhi nuovi la realtà della Palestina, anzi delle Palestine, come recita il titolo del suo ultimo lavoro, pubblicato in Italia da Il Maestrale (2009, pag. 160, 16 euro). A una trama coinvolgente e ben articolata, Hubert Haddad conferisce particolare fascino grazie alla sua scrittura creativa e variegata, mai banale seppure, a volte, fin troppo onirica.


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Hamas, dalle pietre al potere


Daniele Castellani Perelli

L'Europa e gli Stati Uniti l'hanno inserita nella lista delle organizzazioni terroristiche, molti opinionisti di destra la considerano praticamente alla stregua di al Qaeda, e qualcuno, in Israele, chiama i suoi militanti “bestie”, “cannibali”. Ma che cos'è esattamente Hamas? Le cose, come spesso capita quando si parla di Medio Oriente, sono molto più complicate di quanto sembri. In Italia lo sa benissimo la giornalista e scrittrice Paola Caridi, che al mondo arabo ha già dedicato due anni fa il bellissimo “Arabi invisibili”. Caridi, che vive a Gerusalemme e collabora con “L'Espresso” e “Il Sole 24 Ore”, torna in libreria con “Hamas”, edito ancora da Feltrinelli (288 pp., 15 euro).


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[ EN ] [ AR ]

I liberi e i meno liberi


Margot Badran

In “My Prison, My Home”, Haleh Esfandiari, intellettuale e docente universitaria, direttrice del Middle East Program del Woodrow Wilson International Center for Scholars di Washington, racconta la storia del suo arresto in Iran. Trattenuta in patria dall’8 maggio 2007, la Esfandiari è stata anche imprigionata nel famigerato carcere di Evin, dove è rimasta per un totale di 105 giorni, fino al momento del rilascio, avvenuto alla fine di agosto, e dell’autorizzazione a lasciare il paese. Leggere questo libro fa comprendere come, nel nostro mondo, siamo tutti interdipendenti: i liberi e i meno liberi.


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Italo-marocchina, ovvero senza patria


Daniele Castellani Perelli

Anna Mahjar Barducci, nel suo Italo-Marocchina (160 pp, 12 euro, Diabasis, 2009), racconta il disagio di chi non si sente a casa né in Italia, la terra del padre, né in Marocco, la terra della madre. La scrittrice e giornalista, fondatrice dell'associazione Arabi Democratici Liberali, vi descrive un'Italia che ancora non l'ha saputa accettare, e un Marocco sospeso tra Oriente e Occidente. Un viaggio alla ricerca della propria identità e verso l'affrancamento dalla famiglia, dalla umma e dalle proprie radici. 


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Quando la vera rivoluzione viene dai media


Marco Cesario

La profonda trasformazione del paesaggio dei media nel mondo arabo-musulmano porta con sé numerose implicazioni sociali, economiche ma anche geopolitiche. Il tema è stato affrontato in Francia da Yves Gonzalez-Quijano e Tourya Guaaybess, due ricercatori del Gruppo di ricerche e studi sul Mediterraneo ed il Medio Oriente dell’Università di Lione che hanno pubblicato recentemente in Francia (Actes Sud) l’opera collettiva Gli arabi parlano agli arabi: la rivoluzione dell’informazione nel mondo arabo.


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La meglio gioventù è immigrata (ed è donna)


Sabrina Bergamini

Nuovi italiani. I giovani immigrati cambieranno il nostro paese? è un libro di Gianpiero Dalla Zuanna, Patrizia Farina e Salvatore Strozza (Il Mulino, 2009, 14 euro) che presenta i primi risultati di una ricerca condotta mettendo a confronto giovani preadolescenti italiani e stranieri (diecimila ragazzi stranieri e diecimila italiani dagli 11 ai 14 anni): «La loro ansia di farsi strada nella vita e di integrarsi nella società italiana, infatti, è veramente divorante – spiegano gli autori – Essi portano con sé tutta l’energia contenuta nelle migrazioni motivate dalla ricerca di lavoro. La 'meglio gioventù' di tutto il mondo viene spontaneamente selezionata e forgiata dalle fatiche delle migrazioni e, in un certo senso, viene 'regalata' alla società italiana».


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Palestina, storie di quotidiana occupazione


Francesca Giorgi

“Il conflitto fra israeliani e palestinesi è molto semplice. Non è una questione di religione. Non è una questione di sicurezza. Non è una questione di terrorismo. È una questione di terra.” Lo scrive Saree Makdisi, scrittore e professore universitario americano-libanese, in Palestina Borderline – Storie da un’occupazione quotidiana (Isbn Edizioni, Milano 2009 – Euro 29,00). Un testo complesso ma estremamente lucido, nel quale l’autore cerca di fare chiarezza sul conflitto forse più famoso, e allo stesso tempo meno conosciuto, degli ultimi cinquant’anni.


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Così la guerra al terrore ha aiutato la finanza islamica


Nicola Mirenzi

«A mettere in ginocchio l’economia americana è stata la follia della guerra al terrorismo». Lo scrive Loretta Napoleoni, esperta di economia internazionale e terrorismo, nel suo ultimo libro, La Morsa (Chiarelettere, 13,60 euro). E mentre gli Stati Uniti davano seguito alla malintesa idea dello scontro di civiltà, la finanza islamica cominciava a fare affari d’oro. Dopo l’approvazione del Patriot Act, ovvero la legge che introduce norme restrittive sulla concessione dei visti e rende possibile il congelamento dei beni per via della politica antiterroristica americana, «sempre più operatori musulmani disinvestono in Occidente e acquistano prodotti finanziari islamici».


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Giovani, belli e senza speranze


Nicola Mirenzi

Giovani e belli. Un anno fra i trentenni italiani all’epoca di Berlusconi (Chiarelettere, 14 euro) è un’inchiesta esistenziale su una generazione cresciuta a pane e internet che si ritrova a fare i conti con un paese sconnesso dalle intelligenze che lo abitano. Il libro di Concetto Vecchio, giornalista de La Repubblica, mostra una nazione al rallenti: giovani scandalosamente sfruttati negli studi legali, ricercatori costretti all’emigrazione, laureati del sud divenuti specialisti in concorsi pubblici...


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L'amore in Egitto, ai tempi del petrolio


Francesca Giorgi

Una donna morigerata, sempre ligia al proprio dovere e rispettosa delle leggi; un’archeologa, specializzata nella ricerca di statue raffiguranti divinità femminili dell’antico Egitto. Che un giorno decide di fuggire, di “prendersi una vacanza” dal marito e dal lavoro, e finisce per sparire, facendo perdere le proprie tracce agli altri e a se stessa. Da qui si dipana L’amore ai tempi del petrolio (Il Sirente 2009, Euro 15,00), l’ultima fatica letteraria della scrittrice egiziana Nawal al-Sa’dawi, fra le protagoniste indiscusse del femminismo arabo contemporaneo.


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Islam e bioetica fra passato e modernità


Sabrina Bergamini

L’assenza di un’autorità giuridico-religiosa superiore, in grado dunque di offrire una posizione “ufficiale” della fede, uno degli elementi che spiega – insieme a fattori storici, politici, sociali, familiari, anche locali – la vivacità di posizioni giuridiche ed etiche che animano l’Islam di fronte alle sfide della bioetica, su temi talmente moderni che spesso la stessa terminologia è incerta. A raccontarlo è Dariusch Atighetchi, nel libro Islam e Bioetica (Armando Editore, 2009, euro 24).


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Alla conquista del Secondo Mondo


Daniele Castellani Perelli

Il mondo contemporaneo si regge sull’equilibrio tra tre “imperi”: Usa, Cina e Ue. E chi deciderà quale delle tre superpotenze riuscirà a imporre la propria visione e il proprio modello di globalizzazione? Lo decideranno i paesi del “Secondo mondo”, come l’Ucraina, il Venezuela, l’Iran, la Malesia, la Corea del Sud, il Messico o la Turchia: nazioni che in parte aspirano a entrare nell’élite globale e in parte rischiano «di essere continuamente risucchiate nel girone dei “dannati della terra”». È questa la tesi principale de I tre imperi (609 pp, 22,50 euro, Fazi Editore, 2009), ambiziosa prima opera del giovane studioso Parag Khanna.


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La democrazia più complicata del mondo


Francesca Giorgi

Che cos’è davvero l’India oggi? Una potenza economica emergente, che presto vedremo accanto a Cina e Stati Uniti a determinare le sorti del futuro, o il paese delle profonde diseguaglianze e povertà che ci veniva raccontato sui libri di scuola? Mariella Gramaglia è andata a vedere di persona, e nel suo ultimo libro, Indiana – nel cuore della democrazia più complicata del mondo (Donzelli 2008 – Euro 16,00), prova a dare, più che risposte, suggerimenti per comprendere al meglio questo immenso paese così lontano dalle nostre categorie e dalle nostre capacità interpretative. 


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L'Africa cinese


Maria Elena Viggiano

Il continente nero è da sempre considerato un paese da colonizzare per gli europei, da utilizzare per attività antiterroristiche per gli americani, da soccorrere attraverso somme ingenti e aiuti umanitari, da salvare dalla corruzione e dalla violenza. L’approccio della Cina è stato invece completamente diverso. Come tutti i matrimoni di interesse però manca la volontà di comprendersi e conoscersi, elementi necessari per una reale integrazione tra le due popolazioni. Nel tentativo di spiegare questi due mondi apparentemente inconciliabili, nasce Cinafrica (234 pp, 19,50 euro, Il Saggiatore, 2009), un libro scritto da Serge Michel, corrispondente per Le Monde, e Michel Beuret, caporedattore esteri della rivista L’Hebdo, completato dalle fotografie di Paolo Woods. 


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La casta dei baroni


Daniele Castellani Perelli

“Sfogliando l’ultimo annuario accademico sembra di leggere le tavole della legge di Mendel, tale è la regolarità con cui si succedono i nomi dei padri e dei figli nella stessa professione, nella stessa facoltà, spesso nella stessa cattedra”. Queste parole le scriveva Lino Jannuzzi nel 1965 sulle colonne dell’Espresso, aggiungendo che “nove volte su dieci” i figli dei docenti universitari nascono “predestinati alla carriera accademica”. Da allora l’Italia non sembra cambiata granché, come raccontano Davide Carlucci e Antonio Castaldo nel loro libro Un paese di baroni (pp. 336, 14,60 euro, Chiarelettere, 2009).

 


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Michelle, una rivoluzione culturale al femminile


Francesca Giorgi

 Dal quartiere nero di South Side, Chicago, al 1600 di Pennsylvania Avenue, Washington, la Casa Bianca: è il “sogno possibile” di Michelle La Vaughn Robinson, in arte Michelle Obama, la prima First Lady afro americana della storia degli Stati Uniti. Un’appassionante vicenda umana, raccontata in maniera semplice, profonda e divertente da Marilisa Palumbo in Yes, she can (Castelvecchi editore, 2009, Euro 12,50).


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La veglia inutile dell’Afghanistan


Francesca Giorgi

Afghanistan: terra di morte assurda e dolorosa, paese straziato e condannato a perenne campo di battaglia, dove la Guerra Fredda ha generato una spirale di violenza destinata ad autoperpetuarsi per mani sempre diverse e sempre nuove. E in cui i buoni sentimenti sono condannati a rimanere sepolti sotto terra, come la grande testa di Buddha, antica di millenni, che giace abbandonata e nascosta in una fabbrica di profumi in disuso e accompagna col suo sguardo spento le vicende narrate ne La veglia inutile (Feltrinelli 2008, Euro 18,00), nuova fatica dello scrittore anglo-pakistano Nadeem Aslam.


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Un’italiana nella New York del Medio Oriente


Daniele Castellani Perelli

In Cose da Turchi (pp. 264, 17 euro, Mursia), Marta Ottaviani racconta la sua esperienza di giornalista a Istanbul. Un libro tra storia, cronaca e autobiografia, in cui l’autrice affronta le questioni più calde dell’attualità, dal problema curdo all’Islam politico, dal nazionalismo al ruolo della donna in Turchia. Un viaggio tra le contraddizioni di un Paese affascinante, in cui l’autrice mette in discussione le sue certezze e prova a rispondere alla fatidica domanda: “I turchi, ci possono entrare in Europa?”.


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Gli ebrei dell’India, una morte annunciata


Valeria Fraschetti

Oggi, come spiega il libro di Edna Fernandes The Last Jews of Kerala (Penguin, 2008, 205 pp.), gli ebrei dell’India sono sull’orlo dell’estinzione. Non a causa di movimenti antisemiti. Piuttosto, sarebbero state le spaccature interne alla stessa comunità a tessere gli elementi di una cronaca dalla morte annunciata. Accolti come fratelli, non sono stati stati capaci di essere fraterni tra loro. Ebrei bianchi contro ebrei neri: è questo il discrimine in nome del quale viene tuttora perpetrata una segregazione che dura da quattro secoli e che, secondo la giornalista indo-britannica, starebbe inesorabilmente conducendo all’epilogo gli ebrei nello stato meridionale del Kerala.


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L’umanità al tempo della globalizzazione


Valentina Martina

Recentemente sono usciti per i tipi de Il Mulino due libri che prendono spunto da questioni care alla filosofia politica tra ‘800 e ‘900 (Seyla Benhabib Cittadini globali. Cosmopolitismo e democrazia, Il Mulino, 2008, Bologna; Carlo Galli L’umanità multiculturale, Il Mulino, 2008, Bologna). Questi volumi, di carattere estremamente orientativo, propongono i principi dei cosidetti cultural studies, a partire da alcune riflessioni filosofiche della Arendt e di Kant, autori importanti per comprendere questioni come la resistenza alla globalizzazione e la logica delle differenze culturali che al giorno d'oggi si presenta come l'elemento costitutivo della società.


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Non chiamarmi zingaro. Viaggio nel silenzio della discriminazione


Alessandra Spila

«La parola zingaro è diventata offensiva, per cui essi stessi e i loro amici evitano di pronunciarla. Una volta non lo era». Predrag Matvejevic suggerisce così nel suo prologo non solo il significato del titolo che Pino Petruzzelli ha scelto per raccontare il suo viaggio alla scoperta del mondo dei rom e dei sinti (Non chiamarmi zingaro, Chiarelettere editore, 12,6 euro, pagine 227), ma anche il filo rosso che attraversa l’intero volume, e guida il lettore in un itinerario colmo di pregiudizi da scardinare. L’autore, attore e regista teatrale che vive a Genova, racconta infatti nel suo libro un’avventura durata cinque anni, in cui ha visitato i campi nomadi in Italia, Bulgaria, Francia, ex Jugoslavia, Albania, Grecia, Turchia, recuperando storie altrimenti sconosciute e testimonianze dirette.


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Gerusalemme, 1967. Un amore impossibile


Francesca Giorgi

Il primo romanzo dello scrittore israeliano Eli Amir pubblicato in Italia, Jasmine (Einaudi, Torino 2008, € 21,00), è un libro che si muove fra storia e finzione cercando di illuminare sprazzi della realtà contemporanea del Medio Oriente attraverso la narrazione di un momento cruciale della storia del conflitto israelo-palestinese: il 1967. E’ la storia d’amore tra Nuri, un ebreo sefardita nato a Baghdad che viene nominato direttore dell’Ufficio per gli Affari Arabi, e Jasmine, tornata in patria dopo cinque anni di vita a Parigi, dove ha abbracciato la causa dell’Olp.


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L’Islam, Voltaire e il sacro nell’Occidente


Nicola Mirenzi

Mentre si chiude l’era del neoconservatorismo con la fine della presidenza di George W. Bush, nel mondo occidentale non è solo tempo di bilanci, ma anche di comprensione. Di cosa siano stati la “guerra al terrore, la battaglia senza quartiere al fondamentalismo islamico, la materializzazione dello scontro di civiltà”. Analisi che in questo caso non arriva dal mondo culturale progressista, ma dalla parte opposta. Cabaret Voltaire. L’Islam, il Sacro, l’Occidente (Bompiani, 2008, 240 pp., 18 euro), l’ultimo libro di Pietrangelo Buttafuoco, scrittore e giornalista de Il Foglio e Panorama, si pone la questione dei rapporti odierni tra il nostro mondo, che si autoproclama «superiore», e quello musulmano, considerato al contrario bigotto, fanatico e superstizioso.


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I diritti nell’Europa multiculturale


Valentina Martina

Il comunitarismo fornisce la chiave di lettura giusta per interpretare i fenomeni che rientrano in una cornice multiculturalista e che costituiscono il destino dell’Europa? Questo è lo scenario teorico di fondo di I diritti nell’Europa multiculturale (Laterza, Roma-Bari, 2008), un libro di Alessandra Facchi, docente di Teoria generale del diritto all'Università di Milano, che intende fornire un contributo sulle questioni relative al pluralismo giuridico e al multiculturalismo.


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La Croazia molteplice


Matteo Tacconi

La sagoma allungata, a forma di arco, è la cifra della Croazia. La dice lunga sulla storia di una nazione segnata dal concetto della frontiera, come mette in luce il ricercatore universitario Egidio Ivetic, a cui viene affidata la postfazione di Croazia, storia nazionale e vocazione europea (pagine 320, euro 20), scritto dalla storico tedesco Ludwig Steindorff. Si tratta, dopo Slovenia, storia di una giovane identità europea, del secondo volume della collana, edita da Beit, dedicata alla storia dei paesi dell’Europa centro-orientale.


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Quanto è europea la Turchia?


Francesca Giorgi

La Turchia potrebbe essere il primo paese a maggioranza musulmana a entrare a pieno titolo fra i membri dell’Ue. E questo in un futuro neanche troppo lontano, a giudicare dalla determinazione del governo turco guidato da Tayyip Erdogan, e dalla posizione favorevole di molti governi dell’Unione. Ma come giudicare questa possibilità? L’Europa, i suoi governanti e i suoi abitanti si rendono davvero conto di ciò cui andrebbero incontro accogliendo la Turchia come stato membro? È il quesito fondamentale che si pone lo scrittore siriano-tedesco Bassam Tibi nel suo libro Con il velo in Europa? La grande sfida della Turchia (296 pp., € 24,00, Salerno editrice 2008), uscito in Germania per la prima volta nel 2005 e ora tradotto e aggiornato per il mercato italiano.


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L’Islam tra tradizione e futuro


Marco Cesario

«In nome di Dio, il Compassionevole, il Misericordioso». E’ il primo versetto del Corano che scandisce due degli attributi del Dio dell’Islam. Una religione ed una civiltà millenaria che però continua a spaventare l’Occidente, le cui cronache pullulano di luoghi comuni ed analisi allarmiste. Nel suo recente libro «Islam, l’avenir de la tradition entre révolution et occidentalisation» (Editions du Rocher), Charles Saint-Prot, direttore dell’Osservatorio degli studi geopolitici di Parigi, ha cercato di restituire l’Islam alla sua tradizione e alla sua importanza storico-teologica.


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[ EN ]

Le ginocchia sbucciate dei cinesi d’Italia


D. C. P.

I cinesi non muoiono mai (Chiarelettere) è un viaggio nella penisola, da Vercelli a Prato fino a Matera, alla scoperta dei vizi e delle virtù di una comunità sorprendente, che Raffaele Oriani e Riccardo Staglianò raccontano con curiosità e una certa ammirazione. Gli immigrati cinesi hanno ripopolato, nelle campagne del vercellese, “campi mai così affollati e alacri dagli anni Sessanta”, e in Basilicata hanno salvato gli storici distretti dei divani. Sono un’iniezione di vita, denaro e ottimismo nella nostra vecchia società. Eppure amiamo parlarne soprattutto per leggende. Il loro maggiore difetto? Nei vizi ci assomigliano troppo.

Un articolo di Daniele Castellani Perelli.


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Il viaggio di Grossman nella terra della guerra


Alessandra Cardinale

Dopo aver saputo che l’autore ha perso il proprio figlio nell’agosto del 2006 durante la seconda guerra in Libano, molti hanno letto l’ultimo romanzo del grande scrittore israeliano David Grossman (A un cerbiatto somiglia il mio amore, 781 pp., 21 euro, Mondadori 2008) con occhi diversi, cercando di vedere nella storia di Orah e Ofer il dramma dell’autore e della sua famiglia. In realtà Grossman ha iniziato a scrivere il libro cinque anni fa e gran parte era stato concluso prima della morte della figlio. Il romanzo è pieno di vita e si percepisce forte il desiderio dell’autore di non perdere la speranza e, attraverso le sue storie, di voler riconsegnare alle giovani madri e alle famiglie l’autentico senso del concepimento.


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Raggiungendo l’ultimo uomo. A piedi scalzi


Per il governo indiano e diverse organizzazioni umanitarie sviluppo significa soprattutto costruire edifici. Ma un edificio come una scuola può far poco se è semivuoto per via dell’assenteismo degli insegnanti e per la bassa frequenza degli alunni. Sviluppo significa piuttosto dare fiducia alle persone, valorizzare le loro idee. E non realizzare progetti lontani dalle aspirazioni delle popolazioni locali, preceduti da astruse e costose indagini. E’ questa la convinzione che guida il Barefoot College, la “Scuola dei piedi scalzi”, che da 35 anni cerca di migliorare la vita di migliaia di poveri indiani insegnando loro un’attività, una professione. Ed è all’infaticabile dedizione di quest’organizzazione e alla sua filosofia che Maria Pace Ottieri ha dedicato il suo nuovo libro Raggiungere l’ultimo uomo (pp. 288, 17,50 euro, Einaudi 2008).

Un articolo di Valeria Fraschetti.


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Una tigre bianca nelle Tenebre


Daniele Castellani Perelli

A quale casta appartiene Balram Halwai? A quella degli uomini con grandi pance o a quella degli uomini con piccole pance? Intorno a questo dilemma si sviluppa il primo romanzo del giovane indiano Aravid Adiga, La tigre bianca (Einaudi), recente vincitore del Booker Prize. Nel libro, l’ex corrispondente di Time mostra l’altra India, quella che vive nelle “Tenebre” e non è stata toccata dalla globalizzazione. Come già era successo con Il fondamentalista riluttante di Mohsin Hamid, l’opera può essere però anche letta come una riflessione sui rapporti tra l’Occidente e l’Asia.


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Kosovo, una storia europea


Daniele Castellani Perelli

In Kosovo. La storia, la guerra, il futuro (pp. 330, 22 euro, Castelvecchi, 2008), Matteo Tacconi affronta una vicenda che ha rappresentato e rappresenta molto di più dell’autodeterminazione di un piccolo popolo che non poteva più convivere all’interno dello stato serbo, molto di più del conflitto tra il popolo albanese e quello serbo. E’ un precedente per i giochi di potere mondiali (di cui abbiamo visto le conseguenze, in agosto, con il caso georgiano). E’ stato un test per l’Onu, ma soprattutto un test per l’Europa. E nonostante troppo spesso l’Ue sia stata passiva nella questione kosovara, proprio la prospettiva europea potrebbe essere, alla fine, la salvezza dei Balcani.


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La corsa più lunga, due visioni dell’America


Giuseppe Martella

Al centro de La corsa più lunga – Obama vs McCain: due visioni, una nazione (Lindau, Torino, 17 euro), John Samples e Alberto Simoni realizzano una istantanea che mette a fuoco le posizioni e le linee guida di John McCain e Barack Obama. Per dirla con un termine caro a Bauman, il senatore dell’Arizona e quello dell’Illinois hanno un approccio liquido ai temi della campagna elettorale. Fatta eccezione per le due visioni in merito alla politica economica da attuare, i due senatori hanno posizioni quasi eterodosse rispetto alla tradizione dei rispettivi partiti.


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Se gli italiani dimenticano la lezione del Mediterraneo


Francesca Giorgi

Nel suo ultimo romanzo, Cristiani di Allah – un noir mediterraneo (Edizioni E/O, 2008, euro 12,50), Massimo Carlotto racconta, attraverso una sorta di poliziesco storico, la vicenda di quegli europei che nel XVI secolo si rifugiavano nel Nord Africa perché perseguitati nei propri paesi da regimi dispotici, dalla povertà, o semplicemente dall’esasperato moralismo delle Chiese cristiane. Lì si convertivano all’Islam. Una storia poco nota, come ricorda lo stesso Carlotto: “Fra occidentali e arabi non esiste ancora una storia condivisa. Nella nostra manca un pezzo, manca la registrazione di tre secoli di emigrazione europea verso il Maghreb. Ma gli italiani sembrano aver dimenticato il proprio passato”.


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Un pensatore islamico innovativo e controverso


Abdul-Ahmad Rashid

Il filosofo e studioso dell'islam Tariq Ramadan è considerato una personalità controversa. Per molti rappresenta una speranza per l'adattamento dell'islam alla società europea, per altri invece dietro alla facciata conciliante si nasconde un fautore dell'islamizzazione dell'Europa. Nina zu Fürstenberg, l'autrice di Wer hat Angst vor Tariq Ramadan?, Herder-Verlag, Freiburg i. Br. 2008, pp. 192 (edizione italiana: Chi ha paura di Tariq Ramadan? Marsilio, pp. 200) offre una buona introduzione ai suoi argomenti e al dibattito sull'islam europeo.


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Dietro le porte chiuse di Teheran


Francesca Giorgi

Quando viene arrestata con un pretesto e rinchiusa nel carcere di Evin, periferia nord di Teheran, Zarah ha solo vent’anni, e tanta voglia di cambiare il destino del suo paese. Dai suoi genitori ha imparato il valore della bellezza, della bontà, della tolleranza e del rispetto verso gli altri, ma nell’Iran degli Ayatollah questi princìpi si possono vivere solo in privato, con discrezione. Nella vita pubblica esiste solo la legge, assurda e beffarda affermazione di una volontà di potere. Dopo trenta giorni passati in prigione e la fuga dal proprio paese, Zarah Ghahramani, oggi ventisettenne, ha raccontato la sua storia in un libro, scritto insieme al giornalista australiano Robert Hillman: Le porte chiuse di Teheran (Sperling & Kupfer 2008, pp. 276, euro 17,50).


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Guida all'Islam (per nuovi crociati)


Francesca Giorgi

In Guida (politicamente scorretta) all’Islam e alle Crociate – Tutto ciò che sapete sull’Islam e le Crociate è falso (Ed. Lindau, Torino 2008 – Euro 19,00), lo statunitense Robert Spencer, studioso dell’Islam e direttore del centro culturale Jihad Watch, tenta di sfatare alcuni miti politicamente corretti sulla natura della religione di Maometto. Un libro provocatorio, ma che si fonda su un metodo assai discutibile. Sebbene il libro di Spencer voglia essere uno strumento di divulgazione, ciò tuttavia non lo autorizza a non tener conto della profondità necessaria quando si entra in ambito religioso. Tralasciare tali accorgimenti può essere pericoloso, e non aiuta certo a combattere il tanto odiato relativismo culturale.


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“Versetti dolorosi”, quando i testi sacri incitano alla guerra


Nancy Porsia

“Nella Torah, nei Vangeli e nel Corano ci sono versi che inneggiano all'odio verso l'infedele. E' sbagliato continuare ad ignorarlo”, scrive il rabbino David Mayer: “E’ necessario oggi fare auto-critica e ritrovare il vero messaggio di fede attraverso una contestualizzazione delle Sacre Scritture e la loro corretta interpretazione”. Les Versets douloureux, scritto a sei mani da un rabbino, un imam ed un prete cattolico, è la prima opera di raccolta di quei passi “dolorosi” dei Testi Sacri in cui la parola di Dio diviene incitamento all'odio ed alla guerra verso i fedeli di diverso credo.


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Un candido in Terra Santa


Marco Cesario

Rifare, nel XXI secolo, il cammino di Gesù in Terra Santa passando per quei luoghi dove ha vissuto e predicato, oggi teatro di eventi violenti e drammatici? Qualcuno la riterrebbe forse un’idea strampalata oltre che rischiosa. Non così il filosofo Régis Debray, che di un pellegrinaggio laico e illuminista, ma anche poetico ed intimista, ha fatto la trama del suo nuovo romanzo, dal titolo Un candide en Terre sainte (Gallimard 2008). Il protagonista – che non è altro che la voce narrante dell’autore che si è recato sui luoghi per conto dell’ex presidente francese Jacques Chirac – è appunto “un candido”, nel senso che nel suo sguardo non ci sono a priori religiosi, né dogmatismi né fanatismi di sorta.


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L'Iran, Ahmadinejad e il potere del clero


Giuseppe Martella

Il 24 giugno 2005, al secondo turno delle presidenziali iraniane, Mahmoud Ahmadinejad venne eletto con una preferenza del 64% dei votanti. L’Iran usciva prostrato e disorientato dalla esperienza riformista del doppio mandato di Muhammad Khatami, eppure l’elezione di un ultra-conservatore come Ahmadinejad spiazzò tanto i sondaggi quanto, forse con maggiore intensità, l’opinione pubblica internazionale. Nel libro Nel nome di Omar (350 pagine, 20 euro, editore Odoya, 2008) Marcella Emiliani, insieme ai suoi collaboratori Marco Ranuzzi de’ Bianchi e Erika Attori, indaga le ragioni della vittoria dell’ex pasdaran, e fa luce sugli interventi del clero sciita nell’ambito della politica, interna ed estera, dell’Iran.


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Israel lobby o Neocon lobby?


Daniele Castellani Perelli

Non sarà accurato come un libro di storia, non avrà nemmeno il dono della sintesi, ma Israel Lobby (442 pag, 18,50 euro, Mondatori 2007) è sicuramente uno dei libri più interessanti che siano stati scritti negli ultimi anni sulla politica estera americana. Lungi dall’essere un volume “anti-israeliano”, e tantomeno anti-sionista, “Israel Lobby” è una riflessione sugli ultimi sessant’anni della politica mediorientale americana, autorevolmente scritta da John J. Mearsheimer, professore di scienze politiche dell’Università di Chicago, e da Stephen M. Walt, docente di relazioni internazionali ad Harvard. E’ un libro che in Italia è passato praticamente inosservato, ma che nel mondo anglosassone è riuscito ad aprire un dibattito nuovo, tra applausi e stroncature, dal New York Times a Foreign Affairs all’Economist.


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Sogni e memorie di un immigrato in pensione


Alessandra Spila

Mohamed, un immigrato marocchino che vive in Francia da 40 anni, arriva al momento del pensionamento e ne è terrorizzato. L’appensione, come la chiama nella sua lingua stentata il protagonista dell’ultimo romanzo di Tahar Ben Jelloun (L’ha ucciso lei, Einaudi, euro 14), apre una voragine esistenziale in cui vengono risucchiate, insieme alle abitudini rassegnate di una vita, le ultime scarne speranze di un uomo sopravvissuto all’analfabetismo, all’abbandono del paese di origine e all’estraneità di quello di adozione.


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La Sardegna blues e l’identità postmoderna


Daniele Castellani Perelli

A solo qualche chilometro di distanza dalla Sardegna del Billionaire, di Silvio Berlusconi e delle discoteche dei vip della tv, ecco emergere, in tutta la sua verità, quella di Flavio Soriga, un giovane talento che, nel suo Sardinia Blues (pp. 280, euro 16, Bompiani 2008), racconta le avventure di tre ragazzi immersi nell’estate malinconica della loro isola. In questo brillante romanzo Soriga, scrittore 33enne, riesce a narrare, con uno stile in parte futurista, una Sardegna che sfugge finalmente sia ai luoghi comuni pastorali sia all’immagine patinata alla Lucignolo.


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“I cristiani di Allah e la civiltà mediterranea”


Massimo Carlotto con Amara Lakhous

“I 300 mila cristiani europei che si convertirono all’Islam tra Cinquecento e Ottocento erano in fuga da un sistema oppressivo che non permetteva nessun riscatto sociale. L'Islam rappresentava una reale possibilità di cambiamento delle proprie condizioni di vita”. Massimo Carlotto ha raccontato la storia dei “cristiani di Allah” nel suo ultimo romanzo (Cristiani di Allah, 200 pagine, 12,50 euro, edizioni e/o 2008), un “noir mediterraneo” ambientato ad Algeri nel 1542: “Per sconfiggere lo ‘scontro di civiltà’ dobbiamo rivendicare le nostre radici comuni di "mediterranei" – dice in questa intervista a Resetdoc – Io vedo il Mediterraneo come un mare chiuso dove è nata un'unica civiltà divisa poi in due culture”.


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Teheran 1981, quegli ebrei nella “città delle rose”


Francesca Giorgi

20 Settembre 1981. Isaac Amin viene portato via a forza dal suo ufficio di Teheran da due Guardiani della Rivoluzione. Lo accusano di essere una spia sionista, ma le sue vere colpe agli occhi degli Ayatollah, i nuovi padroni dell’Iran, sono altre: appartenere a una famiglia ebrea ed essersi arricchito, col suo lavoro di orefice, anche grazie alla popolarità acquisita presso la classe dirigente del vecchio regime. La sua storia, frutto di fantasia eppure così simile a quella di tanti realmente vissuti, è narrata ne La Città delle Rose (Edizioni Piemme, 2008, Euro 16,50), opera prima della giovane scrittrice iraniana Dalia Sofer e segnalata dal New York Times fra le migliori pubblicazioni dello scorso anno.


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“Turismo”, l’Occidente visto da un indo-londinese


Daniele Castellani Perelli

“E’ il segreto per farcela in questo paese. Sapere quel che vogliono i bianchi”. Come il protagonista del suo libro, Nirpal Singh Dhaliwal sa bene cosa vogliono i bianchi. Vogliono, tra le altre cose, il suo Turismo (285 p., 15 euro, Guanda 2008), un romanzo tutto sesso e immigrazione ambientato nella Londra multiculturale dei giorni nostri. Un capolavoro di politicamente scorretto, che, nonostante l’astuzia dell’autore (il politically incorrect tira), si lascia leggere con interesse e divertimento. Dhaliwal è nato in Inghilterra nel 1974, da genitori indiani. Ex giornalista della radio della Bbc, scrive oggi per il Times e il Guardian, e ha fatto molto parlare di sé, nel bene e nel male, per questo suo romanzo senza peli sulla lingua.


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Politica e democrazia nell’arcipelago Islam


Daniele Castellani Perelli

Visto che sull’Islam si fa sempre una certa confusione, Massimo Campanini e Karim Mezran hanno scritto un libro che mette subito in chiaro una cosa: un conto è al Qaeda e il terrorismo islamico, un conto sono le forze politiche islamiche democratiche, che stanno emergendo sempre più in Medio Oriente e che rappresentano la vera speranza della regione. In Arcipelago Islam (Laterza 2007, pagine 210, euro 18), il professore dell’Orientale di Napoli e il direttore del centro studi americani di Roma raccontano gli ultimi due secoli dell’evoluzione politica, sociale e dottrinaria dell’Islam, sottolineando il carattere plurale della religione e del mondo musulmano.


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Quella vecchia casa nei giardini di Baghdad


Giuseppe Martella

Baghdad ha il colore degli aranci e delle rose, l’odore dei “dolma” appena arrotolati, del “masgouf” addolcito dal mango e appena inasprito dalla salamoia, il chiaroscuro di una vecchia casa che presto non accoglierà più alcun suono se non le sferzate d’aria di un elicottero che vola a bassa quota. Da queste tracce prende l’avvio I Giardini di Baghdad, romanzo d’esordio di Leilah Nadir (pag. 381, euro 18, Cairo Publishing 2008). Seconda di quattro figli, padre iracheno di confessione siro-cattolica e madre inglese, Leilah Nadir è nata in Canada nel 1971, ha vissuto per un breve periodo in Inghilterra e attualmente vive e lavora a Vancouver.


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L’Europa e i rischi dell’antiterrorismo


Marco Cesario

L’Europa nuova terra di jihad? E’ con questa provocatoria domanda che Anne Giudicelli, esperta di questioni legate al terrorismo di matrice islamica nei paesi arabo-musulmani ed in Europa, affronta la spinosa questione legata alle strutture dell’antiterrorismo e al loro impatto sulle comunità musulmane e sulle libertà civili. Ex-responsabile di missioni di inchiesta sul fenomeno terroristico per conto del ministero degli esteri francese ed ex-reporter di guerra in Iraq ed in Libano, Anne Giudicelli analizza, nel suo nuovo e controverso testo Le risque anti-terroriste (pubblicato in Francia presso la casa editrice Seuil), un fenomeno che avrebbe dovuto concernere, a suo avviso, in misura maggiore Stati Uniti ed Israele e soltanto in misura minore l’Europa.


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Il Sex and the city (soft) dell’Arabia Saudita


Daniele Castellani Perelli

Non entrerà forse nella storia della letteratura mondiale, ma Le ragazze di Riad (Mondatori, 2008, 331 p, 18 euro) sarà una bella lettura per i sociologi della letteratura e, soprattutto, per tutti quelli che non si lasciano convincere dall’immagine banale e stereotipata che i media occidentali spesso trasmettono del cittadino medio arabo. Il romanzo della giovane Rajaa Alsanea, infatti, non solo descrive la vita normalissima e tutt’altro che (per noi) scontata di quattro ragazze di Riad, ma è anche andato a ruba nel mercato nero dei libri del mondo arabo e dell’Arabia Saudita (dove ufficialmente è stato presto ritirato). Segno evidente che, come nel caso di Palazzo Yacoubian in Egitto, siamo davanti a un libro che sa interpretare al meglio la natura profonda dei lettori-cittadini a cui si rivolge.


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Città e nazioni nella sociologia della globalizzazione


Daniele Castellani Perelli

Quanto è ancora nazionale, il mondo globale? Più di quanto si creda, secondo Saskia Sassen, che nell’ultimo libro, Una sociologia della globalizzazione (pag 304, euro 21,50, Einaudi 2008), indaga la dialettica tra i due elementi, evidenziando quanto il mondo globale sia costituito “all’interno del nazionale”, abbia cioè radici profonde nello stato nazionale. Sassen, docente di sociologia della Columbia University di New York, inaugura così una prospettiva finora poco studiata, e lo fa con uno sguardo neutro e aperto, che le permette di descrivere non solo i gravi problemi, ma anche gli aspetti positivi che la globalizzazione porta con sé.


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Sulla mia non-partecipazione


Jamil Hilal

Cara Resetdoc,
in un'intervista a Ernesto Ferrero, pubblicata sul vostro sito, il direttore della Fiera del Libro di Torino dice che sono stato invitato alla fiera, ma omette che ho fermamente rifiutato l'invito. Non parteciperei in alcun modo ad un evento che legittima l'occupazione coloniale di Israele e lo stangolamento dei palestinesi della Striscia di Gaza, e in un'occasione che segna la sottrazione della terra e la pulizia etnica del popolo palestinese.

Cordiali saluti
Jamil Hilal


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Dall’Afghanistan alla Malesia, l’Islam nel cuore dell’Asia


Matteo Landricina

L’Islam viene spesso ridotto in Occidente a pochi stereotipi, e così sfugge a volte il dato che solo il 20% dei fedeli musulmani nel mondo sono arabi, mentre la maggioranza si trova invece nei paesi asiatici, Indonesia e Paesi del subcontinente indiano in testa. Sfatare luoghi comuni, colmare lacune nella letteratura sui Paesi asiatici musulmani: questi gli obiettivi dei due volumi presentati a Roma il 21 febbraio scorso presso il Pontificio istituto di studi arabi e d’islamistica (Pisai), di Paolo Nicelli e Francesco Zannini. Intitolati rispettivamente L’Islam nel sud-est asiatico (2007, pp. 288, €16), e L’Islam nel cuore dell’Asia – Dal Caucaso alla Thailandia (2007, pp. 260, €15), sono entrambi a cura delle Edizioni Lavoro, casa editrice legata alla Cisl.


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Israele, Palestina e la forza dei numeri


Francesca Giorgi

Il conflitto mediorientale è forse uno degli argomenti più dibattuti e studiati degli ultimi 60 anni, un tema per il quale appare sempre più difficile trovare nuove chiavi di lettura, prospettive di analisi, proposte concrete di una possibile soluzione. In sorprendente contrasto con questa tendenza appare invece l'ultimo volume di Sergio Della Pergola, Israele e Palestina: la forza dei numeri, (Il Mulino, pagg. 264, euro 15,00). Demografo di fama internazionale nato in Italia, dal 1966 Sergio Della Pergola si trova in Israele, dove insegna Studi sulla Popolazione Ebraica presso il Dipartimento di Studi Ebraici Contemporanei all'Università di Gerusalemme.


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Il multiculturalismo, la politica e il conflitto dei valori


Daniele Castellani Perelli

“Quella famiglia marocchina della porta accanto era di nuovo a casa. Rubano biciclette come fossero gazze. Ed eccola lì seduta quella scimmia, quel piccolo marocchino”. E’ una delle frasi che Paul M. Sniderman e Louk Hagendoorn hanno raccolto nell’attenta e scientifica indagine che sta al centro del loro ultimo libro, When ways of life collide (Princeton University Press 2007, 176 pagine), sullo stato dell’integrazione musulmana in Olanda. Un’opera che, nonostante parta con due handicap (le ricerche sono state condotte prima dell’11 settembre; pur con un approccio molto diverso, affronta un tema su cui è stato scritto contemporaneamente un capolavoro, come Assassinio a Amsterdam di Ian Buruma), riesce a fornire un’analisi e una riflessione profonda sui limiti della società multiculturale.


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“Le altissime torri” ovvero capire il nemico


Daniele Castellani Perelli

Se volete capire qualcosa sulle radici di Al Qaeda, su come il terrorismo islamista si è evoluto dagli anni Cinquanta a oggi fino a rappresentare una minaccia concreta per l’intero Occidente, allora Le altissime torri di Lawrence Wright (Adelphi, pag. 589, 28 euro) sarà la vostra Bibbia. Wright, giornalista di “The New Yorker”, ha scritto un vero capolavoro, in cui con stile asciutto, senza moralismi o pregiudizi, racconta la storia di Al Qaeda e l’impotenza dell’intelligence americana davanti alla creatura di Osama bin Laden. Un’inchiesta incredibilmente accurata, che si legge come un romanzo e che Wright ha condotto attraverso centinaia di interviste. Un’opera che vuole solo raccontare e capire una questione su cui spesso si fa, da ambo le parti, tanta propaganda.


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“Noi non andremo. Israele viola i diritti umani”


Mohamed Salmawy intervistato da Amara Lakhous

“Non si può ospitare un paese che non rispetta i diritti umani a Gaza e nei territori occupati”. Mohamed Salmawy, Segretario Generale dell’Unione degli Scrittori Arabi, chiede il boicottaggio della Fiera del Libro di Torino, che, dopo aver scelto l’Egitto come ospite d’onore dell’edizione 2008 (8-12 maggio), l’ha sostituito con Israele: “Siamo amareggiati e stupiti. Gli arabi hanno sempre avuto un rapporto di amicizia e di concordanza con l’Italia per la sua posizione imparziale rispetto ai problemi del Medio Oriente. Ci saranno delle conseguenze negative per l’anno prossimo, quando sarà l’Egitto ospite d’onore”.


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“Una polemica che danneggia la causa palestinese"


Una conversazione con Ernesto Ferrero, direttore della Fiera del libro di Torino

“Noi invitiamo degli scrittori, non ‘lo Stato’. La partecipazione dell'Egitto come ospite d’onore, inizialmente prevista per quest’anno, è stata spostata al 2009 non per far posto a Israele, ma perché il prossimo anno si tengono a Torino, che è già sede di un famoso Museo Egizio, importanti mostre archeologiche dedicate all'antico Egitto”. Ernesto Ferrero, direttore della Fiera del libro di Torino, difende la decisione di fare di Israele l’ospite d’onore di quest’anno: “Non c’è alcun intento politico. Ci auguriamo di poter ospitare alla Fiera 2009 la Palestina e gli scrittori palestinesi”.

Un’intervista di Amara Lakhous.


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I mille volti del puzzle siriano


Marco Cesario

Demografia, fatti religiosi, territori e città, economia, diritto e società, politica internazionale e regionale della Siria. C'è voluta la direzione di quattro ricercatori di prestigio internazionale come Youssef Courbage, Baudouin Dupret, Zhouair Ghazzal e Mohalled al-Dbiyat ed oltre 80 ricercatori provenienti da Belgio, Usa, Francia e Svezia specializzati in diverse discipline, per produrre, dopo tre anni di ininterrotto lavoro, La Syrie au présent, réflets d'une société (Actes Sud), un'opera monumentale di 878 pagine che secondo Nora Benkorich, ricercatrice presso il dipartimento dell'Institut d'études de l'Islam et des sociétés du Monde Musulman di Parigi, "porta incontestabilmente uno sguardo nuovo sulle molteplici componenti della società siriana contemporanea e sul ruolo della Siria nello scacchiere regionale".


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Orianismo, un vizietto antico (e non solo nostro)


Giancarlo Bosetti

C’è una divisione crescente nelle nostre società: tra quelli che trovano le ricette e il linguaggio dei politici tradizionali troppo sofisticate, fredde, incomprensibili, distanti e quelli che affidano le loro paure a discorsi più rumorosi, carichi di valori, di tradizione, di religione. In questa divisione chi parla di un Nemico senza troppo sottilizzare ha più probabilità di raccogliere applausi. E se il Nemico è identificabile sotto casa nell’immigrato che appartiene alla stessa religione invocata dai terroristi suicidi, il sermone può avere un successo travolgente, specialmente se ben confezionato da una brava scrittrice. E’ stato questo uno dei segreti del successo italiano (e internazionale) di Oriana Fallaci. Un vizio che è comune anche a molti intellettuali.


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La Signora e il suo Nemico


Giancarlo Bosetti

Dopo l’11 settembre la Signora ha abbandonato i suoi precedenti progetti letterari, il suo romanzo, il suo «bambino», per dedicarsi con l’anima e con il corpo a una personale campagna contro il terrorismo, che è di fatto fondamentalmente una dichiarazione di guerra contro i musulmani in quanto tali, contro l’Islam in quanto tale, contro una religione in quanto tale. Contro il Nemico, il Drago, il Mostro. I suoi libri, i suoi articoli, le sue interviste di questi anni contengono una miscela di ingredienti che corrisponde approssimativamente alla lista completa delle astrattezze e degli errori che andrebbero evitati se si vuole davvero sconfiggere il terrorismo jihadista, se lo si vuole indebolire, se si vogliono isolare quelle canaglie che lo alimentano.


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Un caso italiano


Bruno Cousin e Tommaso Vitale

Bisogna analizzare il funzionamento del campo giornalistico e del mondo intellettuale italiano, dell’universo editoriale e dei meccanismi che hanno prodotto in Italia i best seller del periodo 2001-2006, nonché l’esistenza di un «momento Fallaci» coevo e legato al «momento Berlusconi» nel campo politico. L’eroina degli anni ’60-’70 si era ormai trasformata in una erinni razzista. Impantanata ormai in un pensiero islamofobo solitario, Oriana Fallaci è stata trasformata in un animale da fiera mediatica da editori senza scrupolo; quegli stessi che, invece, – al pari dei colleghi della giornalista-scrittrice intimiditi dalla sua prestigiosa reputazione e dalla sua acrimonia – avrebbero potuto e dovuto esercitare un minimo di peer review sui suoi articoli (prima o dopo la pubblicazione).


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Zingari, la vita amara di uno strano popolo


Francesca Giorgi

Nell’ambito del dibattito sul futuro dell’Europa e della sua identità, la questione zingara assume oggi un rilievo particolare. La ragione è semplice: in tutti gli stati del continente, agli zingari spetta il triste primato di essere fra le minoranze maggiormente discriminate. Sono percepiti come non assimilabili e pertanto indesiderati, “parassiti” della società, inclini alla delinquenza, sporchi. Da dove ha origine questa situazione, e come si può tentare di migliorare la vita dei circa 9 milioni di rom residenti nel territorio europeo? Sono i cardini attorno a cui ruota l’ultimo lavoro di Michele Mannoia: Zingari, che strano popolo! Storia e problemi di una minoranza esclusa (Ed. XL, maggio 2007, € 16,00).


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Le Rendez-Vous des Civilisations. Un dialogo per il nuovo Mediterraneo


Marco Cesario

L'Unione mediterranea dovrebbe essere il frutto di contatti diretti tra il Nord e il Sud del Mediterraneo. Un'iniziativa unilaterale della riva Nord sarebbe destinata a fallire ed anzi potrebbe creare nuovi contrasti nel Mediterraneo. I popoli della riva Nord e Sud del Mediterraneo potrebbero invece giungere ad una "sintesi comune" che smusserebbe di fatto quelli che in realtà sono contrasti politici e non religiosi. Costruire il Mediterraneo partendo dal dialogo delle religioni potrebbe essere dunque la chiave per uscire dalla logica dello scontro di civiltà, e per entrare in quello che, in Le Rendez-Vous des Civilisations (Seuil 2007), Youssef Courbage e Emmanuel Todd indicano essere come il naturale destino di tutte le civiltà umane.


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Quelle peccatrici che salveranno il mondo arabo


Daniela Conte

In Non ho peccato abbastanza (Mondatori 2007, 286 pagine, 9 euro), Valentina Colombo, traduttrice di letteratura araba e ricercatrice presso l’IMT di Lucca, ha raccolto il meglio della poesia araba femminile contemporanea. Le voci di questo libro esprimono coralmente una ribellione decisa e toccante ad un mondo arabo che continua a negare alla donna la libertà di scelta, di autodeterminazione e in molti casi persino la libertà di movimento. Il futuro di quel mondo appartiene alle donne: “Le voci più forti, più coraggiose per quanto riguarda non solo la tematica donna ma anche contro il terrorismo e contro l’estremismo islamico – spiega l’autrice – sono proprio loro”.


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Il dibattito continua: un nuovo libro su Tariq Ramadan


Daniele Castellani Perelli

Ha dominato la polemica internazionale più importante dell’anno, ma Tariq Ramadan non smette ancora di far parlare di sé. La figura del filosofo ginevrino condensa in sé alcune delle questioni più calde che oggi l’Occidente ha di fronte a sé: il rapporto con l’Islam e le comunità immigrate, il peso della religione nella sfera pubblica, i limiti del liberalismo e della libertà d’espressione, il terrorismo, il ruolo della donna, la distanza tra Usa e Europa, la politica mediorientale. Un contributo importante a questo dibattito viene ora anche dal panorama italiano, con l’ultimo libro di Nina zu Fürstenberg, Chi ha paura di Tariq Ramadan? (Marsilio 2007).


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C’era una volta l’America


Daniele Castellani Perelli

“Non si faccia spaventare dalla mia barba: io amo l’America”. Dice la verità il giovane pachistano Changez, quando all’inizio del libro rassicura il suo spaventato interlocutore, un turista medio americano con cui conversa in un bazar di Lahore? L’ama davvero l’America? Il lettore si porta dietro la domanda per tutte le 134 pagine di questo straordinario romanzo, Il fondamentalista riluttante (Einaudi 2007, 134 pagine, 14 euro), in cui il giovane autore, Mohsin Hamid, pachistano d’Occidente, racconta con intelligenza il rapporto di odio-amore instauratosi tra l’America e un ragazzo, Changez, che in quel paese ha vissuto, amato e sognato, e ora non si riconosce più nell’America chiusa e impaurita del dopo 11/9.


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Leggere Habermas a Teheran


Farzin Vahdat

Il “liberalismo” nell’Iran di oggi è un concetto alquanto rivoluzionario: la lotta per i diritti umani, per i diritti delle donne, per le libertà civili, per il pluralismo, per la tolleranza religiosa, per la libertà di espressione e per una democrazia multipartitica in realtà non sono altro che un tentativo radicale di portare la libertà alla maggioranza degli iraniani che per secoli è stata sottoposta al giogo di varie forme di tirannia. Le forze progressiste, le ong e gli intellettuali possono fare molto di più che limitarsi ad opporsi a un’eventuale guerra in Iran: possono e devono sostenere attivamente il processo riformistico nel paese. L’appello di Postel in questo senso – nel suo ultimo libro Reading Legitimation Crisis in Iran (Prickly Paradigm Press) – è oltremodo utile e persuasivo.


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Napoli, 28 novembre. Nina zu Fürstenberg presenta il suo libro


L’intellettuale svizzero, professore di Oxford, è da mesi al centro di un dibattito internazionale. Cavallo di Troia dell’Islam fondamentalista o vera speranza per l’integrazione della comunità musulmana in Europa? Nina zu Fürstenberg ha dedicato a questa figura complessa e controversa il suo ultimo libro, Chi ha paura di Tariq Ramadan? (Marsilio, I libri di Reset). Il volume verrà presentato a Napoli mercoledì 28 novembre 2007. All’incontro, che si svolgerà alle 18 al Palazzo Mediterraneo in Via Nuova Marina 59, saranno presenti l’autrice, Massimo Campanini, Francesca Corrao, Paolo Di Giannantonio e Massimo Galluppi.


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La Roma degli immigrati. Guida alla città che verrà


Francesca Giorgi

"L'integrazione è un fatto che si realizza quotidianamente, nonostante gli sforzi di coloro che si illudono di poterla contrastare". Gli occhi di Giorgia Rocca si illuminano mentre parliamo del senso del suo lavoro di mediatrice culturale e scrittrice: “Spero che un giorno nel nostro paese a tutti, senza distinzione di nascita, siano date le stesse possibilità di studio, di lavoro, di vita". Romana, 29 anni, di cui 7 impiegati nell'assistenza agli immigrati – in particolare rifugiati e richiedenti asilo – Rocca è autrice, insieme a Sarah Ann Klingeberg, di Roma a tutto mondo – guida al mondo che vive in città (Sinnos editrice, Roma 2007 – pag. 192, € 18,00).


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Un'estate a Teheran


Daniele Castellani Perelli

“Parafrasando Che Guevara, secondo cui la rivoluzione è come la bicicletta perché cade quando sta ferma, gli iraniani hanno smesso di pedalare da un pezzo”. Lo dice uno dei tanti iraniani intervistati dalla giornalista italo-iraniana Farian Sabahi nel suo ultimo libro Un’estate a Teheran (Editori Laterza, pagine 143, 14 euro). Opinionista de La Stampa, insegnante di Islam e democrazia all’Università di Torino e autrice già di diversi libri sull’Iran, Sabahi racconta in questo agile volume le storie che ha raccolto in due suoi recenti viaggi nella Repubblica islamica. Un reportage giornalistico molto leggibile, che getta luce sull’altro Iran, quello che rimane soffocato, nei media internazionali, dall’immagine chiusa, retrograda e iperclericale che spesso mostra il suo regime.


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Le tante facce di Tariq Ramadan


Renzo Guolo

Un islamista radicale o un pensatore la cui doppiezza conduce i musulmani europei verso la democrazia? Chi è veramente Tariq Ramadan? Per cercare di rispondere a queste e ad altre domande esce ora Chi ha paura di Tariq Ramadan? (Marsilio, pagg. 200, euro10) di Nina zu Furstenberg. Oltre a ricostruire lo sfondo politico e culturale nel quale si sono sviluppate le polemiche su Ramadan, Furstenberg, consapevole che Ramadan non è un intellettuale liberale ma nemmeno un islamista radicale, cerca di chiarire il progetto dell'intellettuale svizzero di origine egiziana. Lo fa a partire dall'esame dei suoi numerosi libri, dei discorsi pronunciati a incontri e conferenze pubbliche. E non dalle posizioni che gli vengono attribuite d' ufficio in una sorta di processo alle intenzioni.


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"Euroil" ovvero il doping dell’economia americana


Francesca Giorgi

L’“impero americano” è in pericolo, e la principale minaccia all’incolumità dell’unica superpotenza mondiale non proviene, come sarebbe lecito supporre, dall’esterno, ma si annida nelle contraddizioni della sua stessa struttura economica. È questa la tesi di Paolo Conti ed Elido Fazi, autori di Euroil – La borsa del petrolio e il declino dell’impero americano (Fazi editore, pagine 152, euro 14, settembre 2007). Quasi seguendo il filone del cinema apocalittico, nel quale molti registi americani hanno immaginato la distruzione del proprio paese ad opera di attacchi alieni o catastrofi naturali, Conti e Fazi provano a immaginare cosa succederebbe se fosse l’economia degli Stati Uniti a essere destabilizzata, o, meglio, i suoi due pilastri fondamentali: il dollaro e il petrolio.


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Grossman e la lezione politica della letteratura


Daniele Castellani Perelli

La vera letteratura è capace di rivelare le sfumature di ogni popolo, di ogni individuo, senza trasformarli in una massa indistinta e senza volto come fa invece la guerra. Questa è una delle grandi lezioni della letteratura, così come è descritta nell’ultimo libro dello scrittore israeliano David Grossman, Con gli occhi del nemico (Mondatori 2007, pagine 115, euro 12). Una raccolta di testi in cui c’è spazio anche per Israele e la grande sfida che ha davanti a sé: conquistare la normalità attraverso la pace con il nemico. Solo così lo stato d’Israele potrà liberarsi dal rischio dell’odio, e potrà finalmente mostrare al mondo tutte le sue potenzialità.


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Chi ha paura di Tariq Ramadan? Nina zu Fürstenberg presenta il suo libro


L’intellettuale svizzero, professore di Oxford, è da mesi al centro di un dibattito internazionale. Cavallo di Troia dell’Islam fondamentalista o vera speranza per l’integrazione della comunità musulmana in Europa? Nina zu Fürstenberg ha dedicato a questa figura complessa e controversa il suo ultimo libro, Chi ha paura di Tariq Ramadan? (Marsilio, I libri di Reset). Il volume verrà presentato a Roma venerdì 26 ottobre 2007. All’incontro, che si svolgerà presso l’Associazione della Stampa Estera, in via del’Umiltà 83 c, saranno presenti l’autrice, il ministro degli interni Giuliano Amato, Giuliano Ferrara, Renzo Guolo e Khalid Chaouki.


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Gli arabi invisibili e le limonate di Bush


Daniele Castellani Perelli

Ci sono arabi che non passano la giornata a festeggiare gli attentati suicidi, non sognano il martirio e non picchiano le mogli. Sono, in realtà, la stragrande maggioranza, anche se raramente s’incontrano sui media occidentali. Sono quelli che nel suo ultimo libro Paola Caridi, giornalista e storica, chiama gli “arabi invisibili” (Arabi invisibili, Feltrinelli 2007, pagine 176, euro 14). L’autrice vive in Medio Oriente dal 2001, e oltre a essere corrispondente (e fondatrice) dell’agenzia di stampa Lettera 22, collabora con diverse testate nazionali, da Il Riformista a l’Espresso. Questa conoscenza sul campo si riflette in un libro che, pur “innamorato” del mondo arabo, non rinuncia a una sana critica, soprattutto nei confronti dei regimi mediorientali.


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Suad Amiry: “L’ironia ci salverà dalla guerra”


La scrittrice palestinese intervistata da Alessandra Cardinale

“Buonasera, come stai?”. Suad Amiry risponde al telefono in perfetto italiano. “Vengo in vacanza in Italia ogni anno e ogni giorno studio per un’ora la vostra lingua”. Il suo curriculum è lungo e impressionante. Amiry è un architetto palestinese e dal 1981 insegna all’Università Birzeit a Ramallah. Ha partecipato ai negoziati di pace che si tennero tra il 1991 e il 1993 a Washington. Meglio conosciuta per il suo primo libro “Sharon e mia suocera” (che presto diventerà un film), ha scritto “Niente sesso in città”, pubblicato da Feltrinelli, perché “era un momento molto difficile sia dal punto di vista personale che politico. Mentre io entravo in menopausa, Hamas vinceva le elezioni”. Il segreto di Suad per abbattere gli ostacoli è uno solo: tanta ironia.


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L'Iran, ieri e oggi. E domani?


Daniele Castellani Perelli

Per chi voglia orientarsi nel labirinto politico della Repubblica islamica d’Iran, sarà una guida chiara e eccellente l’ultimo libro di Renzo Guolo. In “La via dell’Imam. L’Iran da Khomeini a Ahmadinejad” (Editori Laterza 2007, pp. 258, euro 18), il professore di Sociologia dell’Islam dell’Università di Torino e collaboratore del quotidiano la Repubblica racconta gli ultimi trent’anni della storia di un paese sempre in bilico tra pulsioni modernissime e tendenze islamiche retrograde, e lo fa mescolando la storia politica, la storia del pensiero e l’analisi dell’intricatissimo assetto costituzionale. C’è un punto, nel libro, in cui questi tre approcci si intrecciano, ed è il punto nodale, sintetizzabile nella formula del velayat-e faqih.


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L’altro volto della Cina


Daniele Castellani Perelli

Forse perché è noto ormai a tutti il volto ipercapitalista e rampante della Cina. Forse è per questo che Renata Pisu ha deciso di raccontarci l’altra faccia della medaglia, quella Cina che sta scomparendo. Nel suo ultimo libro (Cina, il drago rampante, Sperling & Kupfer Editori 2006, 288 pag., 16 euro) la giornalista de la Repubblica, che ha studiato a lungo all’Università di Pechino, racconta con nostalgia la decadenza della Cina rurale, con le campagne che soffrono l’industrializzazione, l’emigrazione e l’inquinamento: “Nella maggior parte delle migliaia e migliaia di villaggi non ci sono scuole, né ambulatori medici, non svettano antenne della televisione sui tetti delle case di fango, e non c’è acqua potabile”.


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A scuola di democrazia da Confucio


Daniele Castellani Perelli

La democratizzazione della Cina non passa necessariamente per l’adozione di un modello occidentale. Tutt’altro. E’ proprio guardando dentro di sé, e in particolare alle sue radici confuciane, che il gigante asiatico potrebbe lentamente aprire alla democrazia il suo sistema politico. E’ una delle conclusioni dell’ultimo libro di Daniel A. Bell, Beyond Liberal Democracy. Political Thinking for an East Asian Context (Princeton University Press 2006, 408pp), che, con accenti a volte provocatori, invita l’Occidente a guardare oltre il proprio naso e lancia un messaggio chiarissimo a quanti credono che fuori dai confini dell’Occidente sia tutto sabbia e deserto, e che quindi ci sia poco da imparare e tutto da (culturalmente e economicamente) conquistare.


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Madre Piccola, le esistenze ibride di Cristina Ali Farah


Francesca Giorgi

Si snoda come un’affannosa ricerca di senso Madre Piccola (Frassinelli 2007, pag 271, euro 17), il primo romanzo di Cristina Ali Farah. Un percorso ingarbugliato di esistenze che si inseguono, si abbracciano, si scontrano, fino a che il circolo si chiude e il piccolo Taariikh, che in somalo vuol dire Storia, diventa il simbolo di un’umanità che ritrova sé stessa e le sue radici. Nata a Verona nel 1973 da padre somalo e madre italiana, vissuta in Somalia fino allo scoppio della guerra civile nel 1991, Cristina Ali Farah narra di storie molto simili alla sua, e a quelle di suoi connazionali costretti a fuggire da una terra martoriata da anni di conflitto.


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Berlin, il liberalismo di fronte alla diversita'


George Crowder intervistato da Elisabetta Ambrosi

Aumento della complessità, moltiplicazione delle richieste di riconoscimento identitario, erosione degli strumenti moderni di risoluzione dei conflitti: il mondo contemporaneo pone alla riflessione filosofica dilemmi etici e politici complicati, che richiedono strumenti sempre più sofisticati. Ma questi strumenti si possono trovare anche in autori che pure non si sono affacciati nel ventesimo secolo, lasciandoci tuttavia eredità significative e (profetiche) categorie per pensare il mondo. Uno di questi è certamente Isaiah Berlin, le cui riflessioni su pluralismo, conflitto morale, genealogia del pensiero autoritario – riproposte dal Mulino in un recente libro a firma di uno studioso australiano, George Crowder – consentono al pensiero liberale di affrontare il nodo scottante del rapporto con la diversità.


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Jean-Pierre Filiu e le frontiere del jihad


Daniele Cristallini

L’era del jihad globale, inaugurata da Al-Qaeda, rappresenta una frattura netta rispetto ad una tradizione islamica lunga 14 secoli. E’ questa, in sintesi, la tesi centrale dell’ultimo libro di Jean-Pierre Filiu, Les frontières du jihad, secondo cui il jihad qaedista abbatte la frontiera geografica e quella morale, che era costituita dall’insieme, molto dettagliato, di norme di che regolano il jihad nel diritto classico: il divieto di uccidere civili, di recare danno ad anziani, donne e bambini. L’obiettivo di una ‘rivoluzione islamica globale’ è in realtà assai debole e non è riuscito finora a far presa sulla maggioranza dei musulmani, perché Al-Qaeda fatica a trovare nell’islam classico una fonte di legittimità.


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L’Europa e l’antisemitismo postmoderno


Francesca Giorgi

A sessant’anni dalla fine del secondo conflitto mondiale, l’antisemitismo in Europa è ancora vivo e, anzi, sembra godere di ottima salute. Ma che forme assume oggi l’odio contro gli ebrei? E quale ruolo hanno gli ebrei stessi nell’affermazione di questo sentimento? Si snoda intorno a tali quesiti il primo libro di Emanuele Ottolenghi, Autodafé. L’Europa, gli ebrei e l’antisemitismo (Ed. Lindau, Torino 2007). L’autore, già professore di Storia di Israele all’università di Oxford e collaboratore di diverse testate italiane e israeliane, è oggi direttore del Transatlantic Institute di Bruxelles, centro che fa capo all’American Jewish Committee.


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Stefano Allievi e la liberta' d’espressione


Stefano Allievi, professore di sociologia, studioso ed esperto di islam, è stato condannato per diffamazione aggravata a mezzo stampa (sei mesi, oltre a una pena pecuniaria di tremila euro) su querela di Adel Smith, controverso esponente islamico, noto per le sue opinioni radicali (notissima la sua polemica contro il crocefisso), in seguito alle opinioni espresse su Smith all’interno del libro Islam italiano (Einaudi). La condanna è tanto più sorprendente se si pensa alla biografia del prof. Allievi, che più volte si è speso nel voler garantire libertà di parola e di espressione proprio ai musulmani, alla cui conoscenza e comprensione ha dedicato oltre quindici anni di studi.


I naufraghi dello sviluppo


Carlo Carboni

Il problema idrico; la crescita del bisogno di denaro che spinge le famiglie a far lavorare i figli piuttosto che mandarli a scuola, salvo in quelle coraniche, dove non li vaccinano; un sistema sanitario ridotto ai dispensari per curare malattie lievi, perché, per quelle gravi, si ricorre al guaritore, mentre per quelle psichiche all’imam. La cooperazione dei paesi vincitori che porta avanti progetti grotteschi, che prescindono dai risultati e creano nuovi problemi pensando di risolverne altri. Questi sono gli argomenti sui quali si sofferma il libro di Sivini sulla condizione umana dell’Africa subsahariana.


Le polemiche su "Pasque di sangue"


Mauro Buonocore

Il caso di Pasque di sangue nasce il 6 febbraio. Sulle pagine del “Corriere della Sera” una recensione di Sergio Luzzatto presenta l’imminente uscita del libro di Ariel Toaff, docente di storia all’università israeliana di Bar-Ilan, editore il Mulino. La tesi del libro è che alcune delle accuse che incriminavano esponenti delle comunità ebraiche in epoca tardo medievale di compiere omicidi rituali, di uccidere bambini cristiani e utilizzarne il sangue per le celebrazioni pasquali, potrebbero essere giuste e fondate. Luzzatto saluta con favore il libro (“Magnifico libro di storia e in qualche modo sconvolgente”), loda le doti storiografiche dell’autore e giudica il lavoro “un gesto di coraggio”.


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Ritirare quel libro fa piu' danno che altro


David Bidussa

Ariel Toaff, docente di storia all’università israeliana di Bar-Ilan, ha chiesto all’editore Il Mulino di ritirare dal mercato il suo libro Pasque di sangue. La decisione è venuta dopo che la tesi espressa nel libro, secondo la quale esiste la possibilità che gruppi di ebrei ashkenaziti dell’Italia settentrionale in epoca medievale abbiano compiuto infanticidi di bambini cristiani per usare il loro sangue nei riti pasquali, ha sollevato critiche e accuse da ambienti storiografici e da alte personalità ebraiche, compreso l’ex rabbino capo di Roma (e padre di Ariel) Elio Toaff. Da una parte si contesta al libro l’affidabilità storiografica, affermando che l’utilizzo ebraico di sangue cristiano per uso rituale non è che una leggenda; dall’altra parte si accusano le tesi di Ariel Toaff di alimentare sentimenti e posizioni antisemite. Da qui la decisione dello storico di ritirare il libro dal mercato finché non avrà definito in modo chiaro il nodo della sua ricerca.


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L’intercultura a scuola e' una realta'


Elisabetta Ambrosi

Ci sono luoghi in cui la convivenza tra culture, al di là dei dibattiti ideologici, è già pratica quotidiana. Ad esempio nella scuola. Dove non è possibile alcun dialogo, né rapporto con l’altro, se non sussiste una disposizione emotiva appropriata e se gli insegnanti non fanno i conti con la “pedagogia della complessità” e la “didattica dell’integrazione”, come spiega l’ultimo volume di Alessandro Baldi, Le ragioni dell’altro. Un’operazione fondamentale, perché il modello del banco di scuola potrebbe un giorno essere esportato all’intera società.


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Felicita' addio, benvenuta vitalita': la via cinese


Elisabetta Ambrosi

Nutrire la vita, e non l’anima. Senza aspirare alla felicità. Alla scoperta del pensiero cinese sulle tracce dell’ultimo libro del sinologo francese François Jullien, che analizza le meditazioni di uno dei testi base del taoismo, lo Zhuanghi. Un pensiero senza ontologia, che sfugge alla grande scissione metafisica tra corpo e anima tipica dell’Occidente. “Nutrire la vita” è conservare e dispiegare il proprio potenziale vitale “lasciandosi fluttuare”, che non significa esitare, ma neppure andare alla deriva, quanto piuttosto “riflettere”, come uno specchio. Liberandosi dai propri punti di fissazione, blocco e pesantezza. E dalle proprie ideologie.


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Piazza Vittorio, Roma. Scontro di civilta' in miniatura


Elisabetta Ambrosi

Sull’ascensore aria condizionata o no? Riscaldamento o no? Foto del Papa o no? E’ un po’ il simbolo dell’Italia di oggi il condominio romano in cui il giovane scrittore algerino Amara Lakhous ha ambientato il suo Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio. Un giallo, un successo letterario (premio Flaiano), una riflessione sull’identità, uno sguardo pieno di amarezza e disincanto sull’immigrazione nell’Italia di oggi. Da parte di un immigrato che ha già imparato a conoscerci.


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Seyla Benhabib, la globalizzazione e i diritti degli altri


Daniele Castellani Perelli

La velocità di diffusione della globalizzazione è direttamente proporzionale a quella delle migrazioni, un fenomeno che pone problematiche identitarie che è sempre più urgente affrontare. I diritti degli altri, degli stranieri immigrati, possono però convivere con le esigenze di relativa chiusura delle società. Basta affidarsi alle “iterazioni democratiche”, come spiega Seyla Benhabib nel suo ultimo libro, I diritti degli altri. Stranieri, residenti, cittadini, in cui la studiosa di Yale contesta Kant, Arendt, Rawls e Walzer, e si schiera in favore di un federalismo cosmopolitico ma democratico.


Islam europeo, quell'identità inquieta


Daniele Castellani Perelli

Nel suo ultimo libro la studiosa italo-iraniana Farian Sabahi racconta le problematiche, le sfide e i protagonisti dei musulmani d’Europa. La loro doppia identità è una  ricchezza o un limite? Come deve porsi, verso l’Islam, la sempre più laica Europa? Ogni paese va per la sua strada. A Stoccolma si legge il Corano in svedese, in Francia Stato e Religione sono divisi, in Gran Bretagna e in Belgio si finanziano le scuole religiose. “La libertà di coscienza e la laicità dell’Europa sono conquiste irrinunciabili – scrive la giornalista del Sole 24 Ore – Gli immigrati devono rispettare questi valori, incluso il diritto di essere blasfemi, come ha fatto il regista olandese Theo Van Gogh”.


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Al Jazeera, l'all-news che fa paura


Daniele Castellani Perelli

Al Jazeera come portavoce di al Qaeda e degli islamismi? Macché. Tv autenticamente pluralista, il canale satellitare del Qatar non sta rivoluzionando solo il sistema dei media, ma l’intera società araba. Dando più spazio alle opposizioni, ai cittadini comuni, a temi che nel mondo islamico sarebbero tabù, come spiega l’ultimo libro di Donatella Della Ratta, ma anche ridando lustro alla vecchia idea panaraba. Ecco perché è odiata sia dai neocon americani sia dai governi del Medio Oriente.