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Scarpette o Boeing? I sogni diversi dei bambini cinesi

Yu Hua

Nel 2006 la Cina è diventata la terza potenza economica mondiale, ma il reddito pro capite medio non è nemmeno tra i primi cento al mondo. Una vita sociale squilibrata porta inevitabilmente a bisogni psicologici squilibrati. Nella seconda metà degli anni Novanta del secolo scorso, in occasione della Festa del Fanciullo, il Primo Giugno, la televisione cinese intervistò bambini di varie parti della Cina, chiedendo loro quale regalo desiderassero ricevere per il Primo Giugno. Un bambino di Pechino arrivò a chiedere un vero Boeing, non un aeroplanino giocattolo; mentre una bambina del Nordovest disse timidamente che desiderava un paio di scarpe da ginnastica. La distanza tra i sogni dei due bambini di Pechino e del Nordovest mette in luce due estremi, una differenza enorme. La differenza abissale nei sogni di questi due bambini fa pensare quasi che vivano in due epoche diverse, uno nell’Europa di oggi, l’altra nell’Europa di quattrocento anni fa.


Yu Hua, scrittore cinese, è l'autore dei romanzi "Vivere" (Donzelli), "Torture" (Einaudi), e "Le cose del mondo sono fumo" (Einaudi).

Trent’anni fa, ossia nell’ultimo periodo della Rivoluzione Culturale, io ero ancora uno studente delle medie, allora i maschi e le femmine a scuola non osavano parlarsi, pur desiderandolo molto. Anche se si aveva una simpatia per qualcuno, ci si limitava a scambiarsi occhiate furtive. C’era anche qualche maschio audace che consegnava di nascosto alle ragazze dei bigliettini di carta, nei quali non osava scrivere aperte espressioni d’amore, ma solo allusioni, per esempio offriva all’amata una gomma o una matita, messaggi che avevano lo scopo di manifestare il proprio amore. La destinataria del bigliettino capiva al volo le intenzioni di quel tale e la reazione generale delle studentesse era paura e nervosismo: se il bigliettino fosse stato scoperto la ragazza si sarebbe profondamente vergognata, come se avesse commesso chissà quale colpa.

Oggi, a distanza di trent’anni, parlare d’amore tra gli studenti delle medie è diventato psicologicamente legittimo da un pezzo, e anche a livello di opinione pubblica ciò può avvenire apertamente. Le studentesse delle medie, addirittura, vanno in ospedale ad abortire indossando l’uniforme scolastica. Sui giornali è apparsa la notizia che una di queste studentesse con indosso l’uniforme si è recata all’ospedale per subire un aborto, accompagnata da quattro studenti anch’essi con l’uniforme scolastica. Alla richiesta del medico dell’autorizzazione di un familiare per praticare l’intervento, i quattro studenti hanno fatto a gara per firmare. Per quale ragione siamo passati da un estremo all’altro? Non lo so, so solo che la Cina in trent’anni ha creato un miracolo economico che attira l’attenzione mondiale, una crescita economica media che da trent’anni è al 9%; nel 2006 la Cina è diventata la terza potenza economica mondiale, tuttavia dietro questo dato glorioso ce n’è un altro, inquietante: il reddito pro capite medio non è nemmeno tra i primi cento al mondo. Quelli che dovrebbero essere due indicatori dell’equilibrio economico di un Paese nella Cina di oggi non sono affatto equilibrati.

Mentre a Shanghai, Pechino, Hangzhou e Canton, nelle zone economicamente più avanzate, i grattacieli spuntano uno dietro l’altro, e nei negozi, supermercati e alberghi risuona il vociare della gente, nelle zone povere e arretrate dell’ovest si vedono ancora scene di desolazione. In Cina ci sono trenta milioni di cittadini poveri il cui reddito annuale è di soli 600 yuan, se si eleva questo indicatore di duecento yuan, fino a comprendere la popolazione che guadagna 800 yuan all’anno, allora i poveri in Cina salgono a cento milioni. La Cina è un Paese di vaste dimensioni con una smisurata popolazione e uno sviluppo economico squilibrato; durante gli anni Ottanta del secolo scorso nelle città delle zone costiere, la Coca-Cola era una bevanda comune, ma negli anni Novanta i lavoratori migranti delle zone montuose dello Hunan, quando tornavano a casa per trascorrere il Capodanno, portavano la Coca-Cola in regalo ai compaesani perché questi ultimi non l’avevano mai vista.

Una vita sociale squilibrata porta inevitabilmente a bisogni psicologici squilibrati. Nella seconda metà degli anni Novanta del secolo scorso, in occasione della Festa del Fanciullo, il Primo Giugno, la televisione cinese intervistò bambini di varie parti della Cina, chiedendo loro quale regalo desiderassero ricevere per il Primo Giugno. Un bambino di Pechino arrivò a chiedere un vero Boeing, non un aeroplanino giocattolo; mentre una bambina del Nordovest disse timidamente che desiderava un paio di scarpe da ginnastica. È scioccante che due bambini cinesi della stessa età abbiano sogni così enormemente distanti tra loro: forse per quella bambina del Nordovest ottenere un paio di scarpe da ginnastica era tanto remoto quanto per il bambino di Pechino avere il Boeing. Questa è la nostra vita di oggi, una vita squilibrata. Uno squilibrio tra zone geografiche, nello sviluppo economico, nella vita degli individui eccetera, e poi c’è lo squilibrio psicologico e infine anche tra i sogni. I sogni sono la ricchezza che ciascuno di noi possiede sin dalla nascita e anche l’ultima speranza. Anche se non si ha nulla, se si può ancora sognare allora è sempre possibile rimontare. Ma tra i nostri sogni oggi non c’è più equilibrio. La distanza tra i sogni dei due bambini di Pechino e del Nordovest mette in luce due estremi, una differenza enorme come quella del primo esempio: la ragazzina delle medie di trent’anni fa e quella di oggi sono altri due estremi.

Il primo caso mette in evidenza una differenza nella realtà, il secondo una differenza storica. Nel mio romanzo Fratelli so di aver descritto enormi differenze: la differenza tra l’epoca della Rivoluzione Culturale descritta nella prima parte del romanzo è una differenza storica, la differenza tra i due personaggi, Li Guangtou e Song Gang, è invece una differenza nella realtà. La prima ha fatto sì che un cinese abbia subito in quarant’anni i rivolgimenti e le trasformazioni che in Europa sono avvenuti in quattrocento anni, la seconda costringe invece cinesi della stessa epoca a vivere in epoche differenti, come il bambino di Pechino e la bambina del Nordovest descritti prima. La differenza abissale nei sogni di questi due bambini fa pensare quasi che vivano in due epoche diverse, uno nell’Europa di oggi, l’altra nell’Europa di quattrocento anni fa. Questa è la nostra vita, viviamo all’interno di un’enorme doppia diffferenza tra realtà e storia, potremmo dire che siamo tutti degli ammalati, e che siamo tutti perfettamente sani, perché viviamo continuamente tra due estremi. E’ così il confronto tra ieri e oggi, è così il confronto tra oggi e oggi. Trent’anni fa, quando avevo appena cominciato a raccontare storie per professione, lessi un passaggio di Ibsen che diceva: “Ciascuno è responsabile nei confronti della società cui appartiene, ha una quota di responsabilità per i mali che la affliggono”. Sono perfettamente d’accordo con queste parole di Ibsen; perché ho scritto Fratelli? Adesso so la risposta, perché sono una persona malata.

Traduzione di Nicoletta Pesaro

5 Dec 2007

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