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Immigrazione e diritti umani


Un'intervista a Seyla Benhabib

In questa intervista esclusiva a Resetdoc, dice Seyla Benhabib, filosofa e professoressa di scienze politiche e filosofia all'Università di Yale: «Quando arrivi nella terra dell'“Altro” e le tue intenzioni sono pacifiche, hai il diritto morale e legale di poter rimanere lì. Ma, una volta passato il pericolo, è lo Stato a decidere se puoi restare e se puoi far parte di quella società. La cittadinanza implica la capacità di soddisfare determinati requisiti e condizioni. Ci dev’essere una procedura chiara, trasparente e concreta affinché gli stranieri possano diventare cittadini di uno stato».


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Stand by Me. Tutto il mondo in una canzone


La prima traccia di Playing for change, il movimento creato per connettere il mondo attraverso la musica. Ecco il video di Stand by me, suonata da molti musicisti in giro per il mondo: Santa Monica, New Orleans, Mosca, Amsterdam, Rio de Janeiro, New Mexico, Francia, Italia, Venezuela, Brasile, Russia, Sudafrica, Spagna, Congo. La prima canzone che colma le distanze fisiche e culturali di questo pianeta.


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Vite da immigrati: il sarto di Kandahar


Elisa Pierandrei

Il negozio è piccolo. Pareti giallo ocra, con un grande specchio appeso sul lato destro. Stoffe e vestiti colorati. Due macchine da cucire, un paio di forbici. E' appesa al filo della sua nuova macchina da cucire la speranza di una vita migliore per Hanif Esmaelly, giovane afgano, originario della mitica Kandahar, arrivato all'età di venticinque anni in Italia, il 21 gennaio 2003. A Milano ha aperto una sartoria (dalle parti di viale Zara) per coronare il suo sogno di pace. Alle spalle ha una storia di violenza e fatica inenarrabile, il ricordo doloroso di un passato segnato dalla furia talebana.


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Spiritualizzazione della politica vs politicizzazione della religione


Una intervista di Resetdoc a Ramin Jahanbegloo

“Dobbiamo distinguere, come faceva Gandhi, tra ideologizzazione e politicizzazione della religione da una parte e dall'altra spiritualizzazione della politica, che consiste invece nel portare in politica delle virtù etiche – spiega in un'intervista a Resetdoc il filosofo Ramin Jahanbegloo – Ho una visione molto ottimista di movimenti post-islamisti come l'Akp in Turchia o la società civile e I gruppi riformisti in Iran. Le generazioni musulmane più giovani stanno sperimentando l'idea di secolarismo al livello di leggi e diritti umani. Vogliono mettere in pratica il quadro dei diritti umani, senza però abbandonare la loro religione”.

Un'intervista di Nikolai Eberth.


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Dangerous games (Da: Stories on Human Rights)


Marina Abramovic

In occasione del 60esimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, l’ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani e la ong Art for the World hanno commissionato una serie di 22 cortometraggi, creati da alcuni dei maggiori registi del mondo. I film sono associati a un libro che presenta i lavori di dodici scrittori di fama internazionale (inclusi cinque premi Nobel) e a poster disegnati da studenti d’arte. Il progetto è stato reso possibile dall’impegno e dal supporto creativo di molti, e dal sostegno finanziario dell’Unione Europea, del ministro degli esteri e degli affari europei francese, e del Sesc di San Paolo del Brasile.


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Black breakfast (Da: Stories on Human Rights)


Zhang Ke Jia

In occasione del 60esimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, l’ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani e la ong Art for the World hanno commissionato una serie di 22 cortometraggi, creati da alcuni dei maggiori registi del mondo. I film sono associati a un libro che presenta i lavori di dodici scrittori di fama internazionale (inclusi cinque premi Nobel) e a poster disegnati da studenti d’arte. Il progetto è stato reso possibile dall’impegno e dal supporto creativo di molti, e dal sostegno finanziario dell’Unione Europea, del ministro degli esteri e degli affari europei francese, e del Sesc di San Paolo del Brasile.


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A water tale (Da: Stories on Human Rights)


Francesco Jodice

In occasione del 60esimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, l’ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani e la ong Art for the World hanno commissionato una serie di 22 cortometraggi, creati da alcuni dei maggiori registi del mondo. I film sono associati a un libro che presenta i lavori di dodici scrittori di fama internazionale (inclusi cinque premi Nobel) e a poster disegnati da studenti d’arte. Il progetto è stato reso possibile dall’impegno e dal supporto creativo di molti, e dal sostegno finanziario dell’Unione Europea, del ministro degli esteri e degli affari europei francese, e del Sesc di San Paolo del Brasile.


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A boy, a wall and a donkey (Da: Stories on Human Rights)


Hany Abu-Assad

In occasione del 60esimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, l’ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani e la ong Art for the World hanno commissionato una serie di 22 cortometraggi, creati da alcuni dei maggiori registi del mondo. I film sono associati a un libro che presenta i lavori di dodici scrittori di fama internazionale (inclusi cinque premi Nobel) e a poster disegnati da studenti d’arte. Il progetto è stato reso possibile dall’impegno e dal supporto creativo di molti, e dal sostegno finanziario dell’Unione Europea, del ministro degli esteri e degli affari europei francese, e del Sesc di San Paolo del Brasile.


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Daniela Santanché: «Maometto era un pedofilo»


A Pomeriggio 5, una delle più seguite trasmissioni della domenica, su Canale 5, l'ex deputata di destra Daniela Santanché ha definito Maometto «un poligamo e un pedofilo perché aveva nove mogli e l'ultima di nove anni». La leader del Movimento per l'Italia ha così dato il suo contributo al dibattito nato dopo dopo la sentenza della Corte europea dei diritti umani di Strasburgo sui crocifissi nelle aule scolastiche italiane. «Noi vogliamo parlare di cose serie, non delle sue schifezze», ha replicato Ali Abu Schwaima, presidente del Centro Islamico di Milano e Lombardia.


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Biondillo: La quartoggiarizzazione dell'immaginario collettivo


«Non sopporto la semplificazione etico-estetica che prevede che se tu vivi in una casa brutta sei una persona brutta. Sulla Costa Azzurra esistono edifici identici alle vele di Scampia, ma non vengono buttati giù. Quello che a noi fa paura delle immigrazioni non è il colore della pelle o le religioni. Infatti il nero Obama non ci fa paura, ma temiamo i romeni, che eppure sono cristiani. Quello che ci fa paura è la povertà». E' il passaggio principale dell'intervento tenuto dallo scrittore e architetto Gianni Biondillo al convegno «Le città globali e l’arte di uno spazio comune», organizzato dall'associazione Reset-Dialogues on Civilizations l'11 maggio 2009 a Milano.


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Nahum: «L'integrazione porta allo sviluppo economico»


«L'indiano musulmano Fareed Zakaria ha dimostrato empiricamente che le società che negli ultimi anni sono cresciute economicamente più delle altre sono quelle che sono riuscite a integrare meglio le minoranze. Bisogna aprire il campo dei diritti nei confronti di questi cittadini, pretendendo però ovviamente delle responsabilità, come lo studio della Costituzione e della lingua italiana». E' la riflessione che Daniele Nahum, presidente dell'Unione giovani Ebrei d’Italia (U.G.E.I.), ha svolto partecipando al convegno «Le città globali e l’arte di uno spazio comune», organizzato l'11 maggio 2009 a Milano dall'associazione Reset-Dialogues on Civilizations. All'evento hanno preso parte urbanisti, architetti, amministratori, rappresentanti di diverse comunità culturali.


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Don Colmegna: Le città globali tra fiducia e povertà


«La sfida della povertà deve essere una delle grandi questioni culturali di una città globale. I progetti urbanistici e quelli di sviluppo qualitativo devono essere profondamente interconnessi. La quotidianità non deve trasformarsi in un luogo di paura, dove la sicurezza diventa un tema di chiusura in se stessi, di diffidenza». Lo ha detto Don Virginio Colmegna, presidente del Centro ambrosiano di solidarietà (Ceas), al convegno «Le città globali e l’arte di uno spazio comune», organizzato l'11 maggio 2009 a Milano dall'associazione Reset-Dialogues on Civilizations. All'evento hanno preso parte urbanisti, architetti, amministratori, rappresentanti di diverse comunità culturali.


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Bosetti: «Le differenze non sono malattie di cui aver paura»


L'esperienza multiculturale in corso nelle global cities, molto più che negli stati nazionali, accumula «mattoni per la costruzione di una democrazia globale», sulla base della capacità di accogliere immigrati e di adattarsi ai mutamenti demografici in atto, anche attraverso le risorse nel campo della comunicazione, della tecnologia, del commercio, della finanza, delle arti. E' la tesi del politologo americano Benjamin Barber, uno dei protagonisti del convegno «Le città globali e l’arte di uno spazio comune», organizzato l'11 maggio 2009 a Milano dall'associazione Reset-Dialogues on Civilizations. All'evento hanno preso parte urbanisti, architetti, amministratori, rappresentanti di diverse comunità culturali. Tra loro Giancarlo Bosetti, direttore di Reset, che in questa video-intervista racconta il senso dell'incontro.


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Europlex


Ursula Biemann e Angela Sanders

Europlex (Ursula Biemann / Angela Sanders, 20 min. 2003) traccia il percorso di diverse attività transfrontaliere attraverso le terre di confine marocchine spagnole e cerca di rendere visibili questi percorsi oscuri. Lungo i loro ripetitivi circuiti intorno ai check-point che portano alle enclave spagnole, il video segue le donne che contrabbandano attaccando al corpo strati multipli di vestiti, l'andirivieni quotidiano delle "domesticas" che si trasformano in viaggiatrici del tempo andando avanti e indietro tra i fusi orari spagnoli e marocchini, e le donne marocchine che lavorano nelle zone transnazionali nordafricane per il mercato europeo.
Ursula Biemann è nata in Svizzera nel 1955. Ha studiato arte e teoria critica all'Instituto de Bellas Artes del Mexico e alla School of Visual Arts di New York, e ha seguito il Whitney Independent Study Program in New York (1988). Vive e lavora a Zurigo, in Svizzera. Nata nel 1974 a Zurigo, Angela Sanders è etnologa e produttrice di video.


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Tariq Ramadan: «Non possiamo accettare un'interpretazione dogmatica dell'Islam»


Tariq Ramadan intervistato da Nikolai Eberth

Durante i Seminari di Istanbul di Resetdoc (30 Maggio - 4 giugno 2009) il noto intellettuale musulmano Tariq Ramadan ha risposto positivamente all’appello di Giuliano Amato in difesa delle donne che protestano contro la legge di famiglia afghana. Tariq Ramadan ha insistito sulla necessità per gli studiosi musulmani di essere capaci di autocritica. Lui stesso si dice critico nei confronti dell’interpretazione letterale della shar’ia.


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Ramin Jahanbegloo: «Non accetteremo la violenza del regime»


Ramin Jahanbegloo intervistato da Nikolai Eberth

«Le elezioni iraniane sono state un'esperienza terribilmente sorprendente, prima di tutto per l'enorme participazione. Il risultato, per molti di noi e per molti giovani iraniani, è stato negativo, senza speranza. Le conseguenze internazionali sranno molto negative per il nuovo governo. C'è un conflitto aperto, all'interno della nomenclatura, e il governo ha deciso di risolverlo con la violenza. Ma questa violenza non sarà né giustificata né accettata dalla società iraniana e dalla comunità internazionale». In una video-intervista esclusiva con Resetdoc, il filosofo iraniano Ramin Jahanbegloo commenta il risultato delle elezioni e affronta alcune delle questioni che sono ora davanti al governo e alla società iraniana. 


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Obama al Cairo chiede un «nuovo inizio»


«Ci incontriamo in un momento di tensione tra gli Stati Uniti e i musulmani di tutto il mondo. I rapporti tra l'Islam e l'Occidente includono secoli di coesistenza e cooperazione, ma anche di conflitto e guerre religiose. Più recentemente, le tensioni sono state alimentate da un colonialismo che ha negato diritti e opportunità a molti musulmani, e da una guerra fredda in cui paesi a maggioranza musulmana sono stati troppo spesso trattati senza riguardi per le loro aspirazioni. Inoltre, gli straordinari cambiamenti portati dalla modernità e dalla globalizzazione hanno spinto molti musulmani a vedere l'Occidente come ostile alle tradizioni dell'Islam - ha detto al Cairo Obama il 4 giugno - Estremisti violenti hanno sfruttato queste tensioni in una piccola ma potente minoranza di musulmani. Sono venuto qui a cercare un nuovo inizio nel rapporto tra gli Stati Uniti e i musulmani di tutto il mondo».


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Strade tortuose per le tassiste del Bahrain


In Bahrain le donne stanno coraggiosamente cimentandosi in lavori tradizionalmente maschili. Questa scelta, però, le sta facendo scontrare sempre di più con la parte più conservatrice della popolazione.
Hashem Ahelbarra di Al Jazeera si è fatto un giro con una delle tassiste del Bahrain, e ha scoperto che il cambiamento deve superare ancora qualche ostacolo.


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Il corpo delle donne


Un estratto de "Il corpo delle donne", di Lorella Zanardo, Marco Malfi Chindemi e Cesare Cantù (23 min). Il documentario, premiato al festival del documentario sociale a Firenze, aprirà il Festival Mutazioni a Genova. Una riflessione sull'immagine della donna nell'Italia contemporanea, attraverso i volti e i corpi femminili che vediamo ogni giorno nel nostro televisore. Cinquanta anni fa, Anna Magnani diceva al truccatore che prima del ciak stava per coprirle le rughe del volto: "Lasciamele tutte, non me ne togliere nemmeno una, ci ho messo una vita a farmele". Ma oggi, quali sono i modelli femminili di riferimento? Quali verità comunicano? Quali autenticità?


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Obama: "Non siamo in guerra con l'Islam"


Barack Obama, nella sua prima visita da presidente in un paese musulmano, ha dichiarato che gli Stati Uniti non sono in guerra con l'Islam. Invocando una migliore partnership con il mondo islamico in un discorso al parlamento turco, Obama ha definito il paese un importante alleato degli Stati Unti in molte aree: "Fatemelo dire nel modo più chiaro possibile. Gli Stati Uniti non sono e non saranno mai in guerra con l'Islam. Infatti la partnership con il mondo musulmano è per noi fondamentale per respingere una ideologia marginale che viene rifiutata dalla gente di tutte le fedi" (6 aprile 2009). 


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Mare Nostrum, o l'identità sospesa


Italiano o tunisino? O nessuno dei due? Il giovane filmaker Alessio Osele racconta l'identità sospesa di alcuni immigrati arabi in Italia. "Mi sento arabo islamico al cento per cento", assicura un musicista di Trento, mentre la diciannovenne portavoce della comunità musulmana di Padova confessa di non sentirsi a casa sua "né qui né lì", e poi conclude: "Bisogna cercare dei punti d'incontro e di confronto". Ma le seconde generazioni, come mostra anche Osele in questo bel documentario, sono oggi più in difficoltà delle prime. 


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Ferma lo scontro di civiltà


Si parla sempre di “scontro di civiltà”. Ma il problema non è la cultura, è la politica – dall’11/9 a Guantanamo, fino all’Iraq e all’Iran. Questo scontro non è inevitabile, e noi non lo vogliamo.
Da dove partire? Il conflitto israeliano-palestinese è il simbolo chiave della spaccatura tra Islam e Occidente. E’ tempo di progredire e di prendere l’iniziativa. Un altro mondo è possibile. Ferma lo scontro di civiltà.
Chiedi veri negoziati di pace in Medio Oriente. Ora.


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La Top Ten della regina Rania


Nell'accettare il primo YouTube Visionary Award, la regina Rania Al Abdullah, attraverso un messaggio pre-registrato, ha fatto la parodia della famosa Top Ten del comico americano David Letterman, per spiegare perché abbia lanciato un suo canale You Tube.
Una delle ragioni - ha scherzato - è che è stufa "della gente che pensa che la Giordania (Jordan, ndr) sia solo un giocatore di basket". E poi ha aggiunto: "Volevo dare inizio a una conversazione nella più grande comunità del mondo perché siamo più forti quando ascoltiamo, e siamo più intelligenti quando condividiamo". 


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Birmania, per non dimenticare


Il popolo birmano combatte da decenni contro la dittatura militare, che si ostina a tenere agli arresti domiciali la premio Nobel Aung San Suu Kyi, leader del movimento democratico. In seguito alle proteste popolari e internazionali, la giunta ha accettato di indire le elezioni per il 2010. Ma secondo un articolo della nuova costituzione, non si potrà candidare chi è sposato con uno straniero. Dunque, Aung San Suu Kyi...Questa pioggia di fiori è per non dimenticare.


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Iran: una nazione di blogger


Alla Vancouver Film School, alcuni studenti hanno creato questo video su come i giovani iraniani usino i blog per dare voce alla loro opposizione nei confronti del regime. L'Iran è il terzo paese al mondo per numero di blogger. Questa forma di comunicazione, spiega il film, fornisce ai giovani "un luogo sicuro per scrivere su temi proibiti, dalla politica all'amore".