Florida, una scuola per trenta nazioni

Giuseppe Martella

Trenta nazioni rappresentate nella stessa aula. Non sarà l’Onu, ma poco ci manca. E’ la realtà della scuola elementare Gerald Adams di Stock Island, in Florida. Gli alunni provengono da sei continenti diversi, da Cuba al Giappone fino all’Egitto. Un esperimento a volte faticoso, che crea qualche difficoltà soprattutto linguistica, ma che è stato Fatiche premiato dal Department of education della Florida. Un segno di speranza per il mondo multiculturale.


“Se atterra una nave spaziale e lascia un carico di ragazzi, noi ce lo prendiamo”. Potrebbe essere questo lo slogan della scuola per l’infanzia, asilo, e scuola elementare Gerald Adams di Stock Island, in Florida. Sono in realtà parole di Randy Acevedo, sovrintendente del Distretto scolastico della Contea di Monroe. Dalle colonne del ‘Miami Herald’, Cammy Clark racconta la situazione a dir poco multietnica nella quale si trova la Gerald Adams.

Il corpo studentesco è costituito da bambini, i cui genitori lavorano per lo più nell’industria delle costruzioni e in quella turistica di Key West. Sono nati in ben ventisette nazioni, non escluse Cuba, Sud Africa, Giappone, e provenienti da tutti e sette i continenti, fatta eccezione per l’Antartide. Questo dato, emerso dalla rilevazione fatta in occasione del trentesimo anniversario della scuola, ha permesso a Clark di scrivere che dare una occhiata alla mensa scolastica, durante l’ora di pranzo, restituisce l’impressione di una versione in miniatura delle Nazioni Unite. Eppure il record delle 27 nazioni, di per sé non facilmente raggiungibile, è stato già superato: altre tre nazioni, Egitto, Svezia e Repubblica Dominicana, si sono ultimamente aggiunte a questo novero.

I dati demografici del corpo studentesco, stilati sulla base dei 506 iscritti all’attuale anno scolastico, rilevano una prevalenza di ispanici, che si attestano sul 38,72%, seguiti dal 32,81% di ragazzi bianchi e dal 21,94% di ragazzi di colore. In ultima battuta, si registra la presenza di un 1,19% di asiatici e un rimanente 4,35% costituito da altre etnie. Questi numeri sono il risultato dell’ultima rilevazione, datata 3 marzo 2008, reperibile sul sito della scuola. La gran parte degli immigranti assorbiti da Stock Island e dalla vicina Key West, prosegue Clark nel suo articolo, è stata da sempre costituita da ispanici, provenienti in questo ultimo periodo dall’Honduras, dall’Ecuador, dal Messico e dalla Repubblica Dominicana.

Questi elementi, tradotti nei colori delle molte bandiere nazionali sventolate dai bambini durante i festeggiamenti del trentennale della Gerald Adams, possono comunque determinare una condizione non sempre facile da affrontare. Roldine Jean, per esempio, bambina di sette anni arrivata lo scorso anno scolastico senza alcuna conoscenza dell’inglese, ha ora una buona padronanza della lingua, grazie anche all’aiuto della cugina D'Jennyva Jean. Ashley Gonzalez, per fare un altro esempio, non può parlare inglese a casa, con i suoi genitori cubani, perché conoscono solo la lingua spagnola.

È in un tale contesto di rischio di esclusione sociale che si inseriscono gli interventi della scuola. Periodicamente, gli insegnanti della Gerald Adams inviano ai genitori degli alunni informazioni sul rendimento scolastico e il comportamento in classe, scritte nella loro lingua d’origine. Con oltre dieci lingue differenti parlate al suo interno, la Gerald Adams fatica a coprire i bisogni degli alunni, avendo a disposizione insegnanti che parlano francese e spagnolo. Fatiche comunque ricompensate, dal momento che il Department of education della Florida ha assegnato alla Gerald Adams una “A”, anche tenuto conto del fatto che molti degli alunni sono alla primissima esperienza scolastica e non sanno come comportarsi in classe, né a mensa. Gli alunni hanno inoltre il sostegno – se così può essere definito – di computer dotati di specifici software per l’apprendimento realizzati in lingue differenti.

La vicepreside Grace Willis sostiene che i bambini non percepiscano alcuna diversità tra di loro. E non è difficile crederle. Elijah Thurston, bambino di dieci anni che si trova in quinta, alla domanda “Cosa sono le nazionalità?”, ha risposto con una espressione perplessa. Non a caso il motto della Adams Gerald recita: “One human family”. A pensarci bene, la perplessità di Elijah è garanzia di una possibile integrazione.

17 Mar 2008

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