“Per la Russia l’Islam non è più una minaccia”
[ EN ]
Alexey Malashenko (Carnegie Endowment for Peace) intervistato da Matteo TacconiLa situazione è calma, molto diversa da quella che Mosca fronteggiava negli anni ’90. La seconda guerra cecena è finita e per Vladimir Putin, presidente uscente della Federazione russa, la minaccia islamica non è più tale. Né dovrebbe esserlo per il suo delfino Dimitri Medvedev. “Oggi la comunità islamica ha una buona relazione con lo stato centrale”, dice Alexey Malashenko, del Carnegie Endowment for Peace. Malashenko è un apprezzato esperto di questioni islamiche e ha scritto numerosi libri e saggi sul fenomeno islamico in Russia.
Dice: “la prima guerra cecena spaccò il Commonwealth musulmano”. Alcuni dei leader dell’Islam russo considerarono infatti il conflitto una sfida lanciata alla propria comunità e alla propria fede. Ma la seconda guerra cecena, combattuta durante l’era Putin, ha portato un grande cambiamento: la crescita dell’Islam radicale minacciò quello tradizionale, tradizionalmente pacifico. Inoltre oscurò il patriottismo, un elemento che durante il primo conflitto ceceno era molto forte. Per queste ragioni, i leader della comunità musulmana iniziarono a prendere le distanze dagli islamisti, riallineandosi con la presidenza, spiega Malashenko.
Putin sta per lasciare il Cremlino. Come giudica il suo approccio verso l’Islam? Rappresenta, quest’ultimo, ancora una minaccia per Mosca?
La seconda guerra cecena è finita. Non credo che Putin percepisca l’Islam come una spina nel fianco della Russia e del Caucaso del nord. La situazione è diversa rispetto a quella di sette anni fa, quando tra i musulmani della Federazione regnava un mix di frustrazione, spirito di resistenza e scetticismo verso lo stato centrale. Per Putin le cose sono ora molto più semplici. La maggior parte del clero islamico è a lui leale. Anzi, ognuno vuole essere più leale all’altro. C’è una sorta di competizione. Durante i vertici ufficiali, i leader islamici vogliono posare in foto vicino a Putin, c’è una lotta a occupare la posizione migliore nelle fotografie di gruppo. Per riassumere, nonostante l’eterogeneità della comunità musulmana e nonostante i molteplici punti di vista, l’Islam russo vuole vivere pacificamente, all’interno di quello che possiamo definire un Commenwealth “musulmano”.
La Russia ha tenuto le elezioni parlamentari nel 2007. A marzo ci saranno le presidenziali. Quanto l’Islam ha influito sul dibattito politico?
L’Islam non ha giocato un ruolo significato nel voto di dicembre. I tempi sono cambiati. Negli anni ’90, il ruolo dei musulmani e la loro partecipazione erano molto più accentuati. C’è una discussione all’interno dell’Islam. La questione era se sostenere Boris Eltsin o no. Qualcuno diceva: “Dobbiamo votare per lui”. Qualcun altro proponeva di fare qualcosa “contro” il Cremlino. Era il periodo della prima guerra cecena e l’Islam era una “sensitive issue”. Ma, come detto, la situazione oggi appare diversa. Il peso della questione islamica è molto diminuito. Oggi l’establishment russo non ha a che fare con una minaccia islamica.
Il patriottismo nella prima, il fondamentalismo nella seconda. Le guerre cecene sono state così diverse?
C’è una doppia lettura. Da un lato, la prima guerra fu percepita come una guerra – una guerra civile – contro l’Islam e i musulmani, che accettarono l’idea che era in corso un confronto tra loro e lo stato centrale. Allo stesso tempo, però, c’è un’altra visione, in base alla quale il separatismo iniziò a legarsi al fondamentalismo e all’Islam non tradizionale. Questa tesi, con la seconda guerra cecena, ha iniziato a prevalere. L’Islam radicale ha portato molta destabilizzazione nella regione caucasica. Nel Daghestan, in Ossezia del nord. Questo è il motivo per cui la maggioranza dei musulmani russi ha iniziato a sospettare del radicalismo islamico. L’Islam in Russia è sempre stato di natura tradizionale, di tipo Hanafi o Sufi. Oggi assistiamo al rinascimento di questa tradizione islamica.
Pare che ci sia un revival sufi anche in Cecenia. La stampa ha scritto che è il presidente Ramzan Kadyrov a pilotarlo. Vero o falso?
Vero. Ahmet Kadyrov, l’ex presidente ceceno, padre di Ramzan, fedele a Putin come il figlio, fece del suo meglio per depotenziare la rinascita della tradizione islamica. Ora assistiamo a un processo di politicizzazione dell’Islam, non solo in Cecenia ma anche nelle altre repubbliche caucasiche. La politicizzazione del sufismo o della “fratellanza islamica” è un fenomeno molto interessante. L’Islam, per secoli, non è stato visto come uno strumento politico dal potere e ufficialmente non lo è nemmeno oggi. Ma abbiamo di fronte una sorta di “matrimonio” tra potere civile e religione. È un fenomeno di tipo nuovo, che sta portando a una rivoluzione della mentalità. Kadyrov sostiene che la politicizzazione dell’Islam sia una minaccia, ma allo stesso tempo le elite politiche la accettano e guidano questo processo. È una “non situazione”. I politici del Caucaso prendono parte a questo fenomeno, ma al contempo vogliono dimostrare la loro lealtà a Putin. Il che è contraddittorio, dal momento che Mosca ha sempre lottato contro l’Islam politico. Credo che per Putin tutto questo sia negativo, perché è in atto una sorta di rivoluzione culturale che sta potenziando i comportamenti dettati dai codici religiosi, a scapito delle attitudini civili. Oggi gli abitanti del Caucaso si sentono prima musulmani, poi si identificano come cittadini russi.
Lei dice che i leader musulmani sono vicini al Cremlino. Ma lo stato centrale ha una relazione “intima” con la chiesa ortodossa e la Russia è prima di tutto una nazione slava.
Putin ha usato la chiesa per consolidare il suo corso politico. Ma la chiesa ortodossa non vuole essere controllata dal governo, punta a essere un partner del Cremlino, pretende di forgiare insieme al potere civile l’ideologia di stato o – per usare un concetto tipicamente russo – “l’idea nazionale”. Il Cremlino è costretto a considerare il patriarcato come un partner paritario. Tra la gente, la popolarità della chiesa sfiora il 50% o qualcosa di simile. Quella della Duma (la camera bassa russa), oscilla tra il 5 e il 7%. C’è una grande differenza. La chiesa ortodossa è molto influente e i musulmani sono preoccupati, perché i vescovi vogliono essere gli esponenti della “religione numero uno”. Stando alle percentuali di poco fa, hanno la forza per farlo.
La Russia partecipa alla Conferenza islamica come osservatrice. Non crede che ciò irriti le gerarchie ortodosse?
Questa è una questione che non afferisce alle relazioni tra stato e chiesa. È una mossa politica di Putin, che vuole giocare il ruolo di mediatore globale. È per questo che cerca un seggio nella Conferenza islamica.
Dimitri Medvedev vincerà le elezioni presidenziali. Ci possiamo attendere delle novità, quanto ai rapporti con l’Islam?
È un mistero. Medvedev non ha mai parlato di religione e politica. L’unica cosa che so è che ha una relazione molto buona con Ramzan Kadyrov, che tra l’altro è molto soddisfatto che la scelta sul successore di Putin sia ricaduta su Medvedev. Kadyrov teme molto Sergei Ivanov, l’ex ministro della Difesa, che Russia Unita, il partito di Putin, avrebbe potuto nominare come candidato per la presidenza. Ma Ivanov è stato battuto da Medvedev in quella sfida. Per Kadyrov è meglio.
27 Feb 2008
Manda le tue opinioni. Scrivi a doc@resetdoc.org




