Egitto, quei mille pretesti per l’infinita “emergenza”

Federica Zoja

La guerra in Iraq, i conflitti in Sudan e Somalia, il diffondersi del virus del terrorismo di matrice islamista su scala mondiale. Sono questi i fenomeni addotti dal parlamento egiziano per rinnovare la legislazione d’emergenza, in vigore nel paese dal 1981. Un’emergenza lunga 27 anni – da quando, cioè, il presidente Anwar El Sadat venne ucciso da alcuni fondamentalisti islamici il 6 ottobre del 1981 – “è un’offesa alla dignità del popolo egiziano”, hanno dichiarato in aula i deputati dell’opposizione, ma il rinnovo della legge marziale, in scadenza il 31 maggio scorso, non ha sorpreso nessuno. Né fra gli osservatori internazionali né tanto meno fra quelli del Cairo.


Il Cairo, Egitto

Come già anticipato dal quotidiano indipendente El Masri el Youm (L’egiziano oggi) alcune settimane prima del voto parlamentare, un decreto ha esteso le normative speciali anti-terrorismo fino al giugno del 2010. Poi, ha promesso ancora una volta il presidente Hosni Mubarak, una legge anti-terrore ad hoc, la 179, ‘proteggerà’ i cittadini egiziani da qualsiasi pericolo, interno o esterno. Perché i parlamentari del Partito nazionale democratico (Ndp), che controllano più di due terzi dell’Assemblea popolare egiziana (camera bassa, ndr), non abbiano già messo a punto la nuova legge resta un mistero.

Con le modifiche costituzionali varate dall’Assemblea e ratificate dai cittadini tramite referendum popolare (fortemente criticato dalle opposizioni), infatti, l’Ndp avrebbe potuto elaborare ed emanare la tanto annunciata legge anti-terrorismo ormai oltre un anno fa. Eppure, alla vigilia della scadenza delle normative d’emergenza, nessuna bozza di legge era lontanamente pronta. Solo alcune indiscrezioni sui contenuti sono state pubblicate sulle testate indipendenti – e mai smentite dal governo – : carcere a vita per qualsiasi reato che attenti alla sicurezza dello Stato, delle istituzioni, dei singoli cittadini, compiuto sul territorio egiziano oppure all’estero, senza distinzioni fra attacchi kamikaze, crimini finanziari, reati a mezzo stampa. Nei casi più gravi, pena di morte. E carta bianca agli investigatori, purché debellino pericolose cellule criminali. Per giudicare i presunti terroristi, inoltre, potrebbero essere costituite corti apposite.

La nuova legge, su cui i deputati avranno ora tempo di lavorare per un altro biennio, sarà probabilmente inserita fra quelle costituzionali. Sostiene la maggioranza politica: l’Egitto deve proteggere la propria stabilità politica da nemici sempre più aggressivi, sulla scia dell’operato dei governi ‘amici’ occidentali. Risponde allarmato il fronte degli attivisti politici, delle ong, dei movimenti anti-Mubarak: si tratta di misure che paralizzeranno qualsiasi opposizione al regime, anche dopo il passaggio della presidenza a un nuovo leader. In realtà, il corpo legislativo annovera già due leggi anti-terrore, oltre a quelle speciali. “Che bisogno c’è di altre normative?” si chiede il politologo Diaa Rashwan, esperto di movimenti islamisti per il Centro di studi politici e strategici Al Ahram Del Cairo.

Non è il solo. Dopo un biennio di moderate riforme – ‘suggerite’ dall’alleato statunitense prima delle elezioni presidenziali egiziane del 2005 – non c’è più traccia di dialogo politico. Fonti diplomatiche al Cairo giustificano l’irrigidimento puntando il dito contro il ‘rischio Gaza’. L’apertura forzata del valico di Rafah, alla fine dello scorso mese di gennaio, potrebbe infatti non essere un episodio isolato: il governo egiziano vuole avere le mani libere nel prevenire la circolazione di terroristi e armi. Il timore è che già nelle prossime settimane, per motivi umanitari, la barriera di Rafah debba essere rimossa per permettere a migliaia di gazawi di rifornirsi di beni di sussistenza in territorio egiziano.

Nessuno sconto dai banchi dell’opposizione - peraltro ininfluente - che denuncia le debolezze del regime: il governo di Ahmed Nazif, denunciano i Fratelli musulmani, non è in grado di controllare il paese senza la legge marziale. Con o senza una nuova legge anti-terrore, comunque, oggi le autorità egiziane possono arrestare un cittadino, disporne la detenzione senza limiti di tempo e processarlo di fronte a un tribunale militare, il tutto senza la tutela di un legale o senza che i familiari siano a conoscenza della sorte del congiunto. Dulcis in fundo, neanche il ministero degli Interni sa quanti sono i detenuti delle carceri egiziane.

12 Jun 2008

Manda le tue opinioni. Scrivi a doc@resetdoc.org