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L'Occidente visto dai media arabi

Daniela Conte

Quale ruolo hanno nell’immaginario del mondo arabo le musalsalat, le soap opera? E si può fare intrattenimento con la religione? Di questo e di altro si è parlato al dibattito romano “L’Occidente visto dai media arabi”, organizzato e moderato dalla giornalista Donatella Della Ratta, che ha visto la partecipazione di ospiti internazionali di grande profilo, come Faisal Al-Kasim, volto notissimo di Al-Jazeera, Tareq Al-Suwaidan, direttore di un nuovo canale religioso del Kuwait, il regista siriano di soap opera Najdat Anzour e l’autore tv di programmi per Al-Arabiya, Abdallah Bijad Al Otibi. Al centro del dibattito il ruolo delle tv satellitari panarabe, come Al-Jazeera e Al-Arabiya, e lo sguardo spesso superificiale con cui i media occidentali guardano al mondo arabo.


Il 26 gennaio, al Palladium di Roma, quattro ospiti provenienti dal mondo dei media arabi hanno animato un interessante dibattito sul tema “L’Occidente visto dai media arabi”, organizzato e moderato da Donatella Della Ratta, giornalista, esperta del panorama mediatico del Medio Oriente e autrice del libro “Al-Jazeera. Media e società arabe nel nuovo millennio” (Bruno Mondadori). Accanto a Faisal Al-Kasim, volto notissimo di Al-Jazeera, per cui conduce il popolare talk show Controtendenza (Al-itijah al-Mu’aks), erano presenti Tareq Al-Suwaidan, ingegnere petrolifero e direttore di un nuovo canale religioso del Kuwait (Al-Risala), il regista siriano di soap opera Najdat Anzour e l’autore tv di programmi per Al-Arabiya, Abdallah Bijad Al Otibi.

Anzour, regista della serie “Il tetto del mondo” (Saqft al alam), alcune puntate della quale sono state proiettate nel corso della manifestazione, ha ricordato come le musalsalat, le soap opera famose nel mondo arabo fin dagli anni ‘60, possano essere un mezzo ideale per rappresentare le condizioni della società così come per riflettere su argomenti di scottante attualità come il terrorismo e la guerra. Così un prodotto, nato con una funzione d’intrattenimento, riacquista quelle caratteristiche tipiche della prima produzione di musalsalat di stampo nasseriano, ovvero uno sfondo storico e sociale più marcato, in grado di sollevare questioni più profonde e vicine alla situazione, a volte drammatica, delle popolazioni arabe.

Il presentatore Al-Kasim, invece, si è pronunciato prevalentemente sull’importanza della comunicazione nello scongiurare lo scontro di civiltà tra occidente e mondo arabo. Se Al-Jazeera è stata la prima nella sua regione ad affrontare tematiche diverse e in maniera del tutto inedita, dimostrando che il giornalismo arabo è molto coraggioso e audace, l’informazione occidentale invece, nonostante le grandi possibilità che ha a disposizione, si limiterebbe, nella maggior parte dei casi, a denigrare l’immagine del mondo arabo con analisi superficiali. Alla domanda di Della Ratta se, più di una “controtendenza”, non fosse necessaria una direzione media, un dialogo ragionato, quando si tratta di occidente sui media arabi, Al-Kasim ha risposto energicamente che non sono gli arabi a dover dialogare ma piuttosto quella parte di Occidente che continua a trattarli come animali feroci e a sostenere i leader autoritari e fantoccio di gran parte dei governi della regione.

A toccare da vicino il tema del terrorismo è stato invece Al-Otibi, che ha condiviso la sua esperienza personale con il pubblico, raccontando di quando da giovane era simpatizzante della lotta terroristica e di come crescendo ha invece avuto la fortuna di cambiare idea e di diventare addirittura autore di programmi che condannano l’ideologia e le azioni terroristiche. L’intervento di questo autore televisivo ha dimostrato come il fenomeno terroristico sia ampiamente trattato nelle televisioni arabe e da tante prospettive, perché sono proprio gli arabo/musulmani ad essere le prime vittime del terrorismo e dunque i primi a condannarlo, anche se questo in Occidente viene spesso dimenticato. È innegabile che, accanto alle questioni politiche, anche l’elemento religioso abbia un ruolo di primo piano nel panorama mediatico arabo, sia nei canali d’intrattenimento e informazione (dove sono dedicati spazi a programmi di natura religiosa, si pensi al discusso programma dell’esponente dei Fratelli Musulmani, Al-Qaradawi, “Religione e vita”, trasmesso dalla stessa Al-Jazeera ogni settimana), sia nei canali finanziati da movimenti di natura religiosa, come Al-Manar in Libano, sia a canali puramente religiosi come Al-Risala.

Al-Suwaidan, il suo direttore, ha però segnalato un elemento innovativo e di distinzione di Al-Risala rispetto ad altri canali, ovvero il mix affascinante e originale tra elementi di tradizione religiosa e una forma e una tecnologia innovativa e moderna. Fare intrattenimento con la religione è dunque, a detta di al-Suwaidan, un modo per fornire ai musulmani una versione della religione forse più leggera ma al passo con i tempi, e compatibile con istanze di democratizzazione e riforme. Un Islam moderato, dunque, in grado di costruire ponti di comunicazione soprattutto se diretto da chi, come lui, ha conseguito un PhD in management negli Stati Uniti, dove ha vissuto per ben 17 anni.

5 Feb 2008

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